Kong: skull island

Al termine della guerra del Vietnam, un gruppo di uomini viaggia fino a un’isola ancora sconosciuta, dove scoprono essere re della natura selvaggia, il magnifico Kong… che tuttavia non è l’unico abitante dell’isola. Kong: Skull Island sceglie la spettacolarità sopra ogni cosa, costruendo scene visivamente d’impatto, anche grazie a una regia che gioca efficacemente nel mostrare e svelare Kong e le altre creature, ritraendone la magnificenza dal terreo punto di vista dell’uomo.

Puro intrattenimento che cita Apocalypse Now e ci trascina nella foresta a suon di rock, facendoci partecipare a una spedizione che ricorda Jurassic Park, con la violenza del Predator di McTiernan.

Gli aspetti in cui il film invece difetta maggiormente sono due. Talvolta spiega esplicitamente, anziché svelare, mostrare poco per volta generando tensione e pathos. In un paio di passaggi sono i personaggi a raccontare esplicitamente chi è buono e chi è cattivo, cosa sta succedendo. L’altro sono proprio i due protagonisti, personaggi stilizzati e poco caratterizzati. Il cacciatore sembra avere determinate grandi capacità e un passato travagliato, eppure nel corso della storia si dimostra semplicemente più intelligente degli altri. Anche la fotografa, interpretata da Brie Larson, non ha uno sviluppo, una personalità a tutto tondo, ma si limita a scattare foto. Il personaggio meglio caratterizzato risulta infine il colonnello, interpretato da Samuel L. Jackson.

Kong: skull island, vuole semplicemente divertirci, impressionarci, mostrarci creature immaginifiche che combattono tra loro e si confrontano con l’uomo. In questo riesce al meglio e si dimostra un ottimo “pop corn movie”.