La la land

La la land, la testa tra le nuvole e un tip tap di fronte a una Los Angeles di luci e colori, fuori dal tempo e fiabesca.

Una musica splendida e un leitmotiv struggente e romantico, arrangiato e riarrangiato, ci accompagnano in una danza onirica dove vita reale e musical si sfiorano, si toccano e si abbracciano, in contrasto e armonia. La storia di Sebastian e Mia ci parla di sogni, scelte, rinunce, incontri e persone che ci cambiano, cambiando così anche le vie della nostra vita.

Emozionante, elegante, il musical di Chazelle infonde speranza e commuove, vuole ricordarci i nostri desideri più profondi, quel mondo di sogni che possiamo aver scordato e che il musical stesso rappresenta, come un valzer tra le stelle, come il cinema. È questa l’intrinseca vibrazione di La la land, dall’eccezionale piano sequenza del ballo in autostrada, fino all’ultimo provino di Mia, che dalle parole alla canzone, dal tremore alla sicurezza, intona il suo inno e apre al finale: commovente e imprevedibile, riflessivo e struggente, terribile e romantico, rilascia suggestioni dagli sguardi e dalle singole note del pianoforte. Forse c’era un altro sogno da vivere…

Il tutto è incorniciato con il gusto rétro dei vecchi musical, impresso nella nostra mente da una fotografia granulosa, tangibile, e un uso dei colori puramente artistico.

La regia ci prende per mano e ci accompagna vorticosamente, più volte, da un affresco a un cielo di fantasie, attraverso il sentire dei giovani sognatori, eccezionalmente interpretati, mentre il montaggio si sofferma, scruta, per poi staccare improvvisamente sui dettagli, come gli strumenti di una jam session, saltando dalle scene agli scenari, fino agli scenari alternativi.

Bellissimo.