Molly’s game

Aaron Sorkin, sceneggiatore di successo fin da Codice d’onore, realizza il primo film da regista, adattando per il cinema la storia vera di Molly Bloom, la principessa del poker. Molly’s game è una storia vera, di quelle parecchio oltre l’ordinario, ed è un buon film, molto buono, ma che lascia l’amaro in bocca di chi aveva le carte in mano vincenti ma si è tirato fuori dalla partita.

Diviso in tre archi temporali differenti, Molly’s game parte con il botto, spumeggiante e ritmato, tanto nelle sequenze quanto nella calzante voice over.

È la parte centrale del film a subire un rallentamento, più che di ritmo, il che non è di per sé un difetto, di tensione e di curiosità, privandosi di elementi che potevano suscitare dubbi e sospetti nello spettatore, perdendo inoltre lo stile dell’incipit.

Il colpo di scena c’è, anche se non è potente come dovrebbe. Forse perché in fondo la storia è questa.

Nonostante ciò, vale la pena di sedersi al tavolo di Molly per un paio d’ore.