Point break

Sì ragazzi, un altro remake. Per essere originali ed evitare uno scontato parallelo, proviamo a giudicare Point Break come se fosse un nuovo film, appena uscito al cinema.

Un gruppo di pazzi scellerati compie una serie di gesti estremi e mortali, dalle onde mastodontiche dell’oceano su una semplice tavola da surf, a un’arrampicata nelle pareti di roccia a strapiombo del Perù. Perché? Ecco il primo grande problema. Le azioni non sono giustificate a sufficienza e gli ideali filosofici di restituzione alla natura, confessati nel film con estrema serietà, non fanno altro che creare confusione e sembrare via via più deboli.

Sì, perché il Point Break della visione arriva molto molto presto, vuoi per la sceneggiatura scarsa, vuoi per la perdita del filo dell’indagine che ci viene presentata. È un poliziotto infatti a unirsi a questi acrobati della natura, per scoprire se si nascondono dietro una serie di rapine. Il film tuttavia più procede e più perde il bandolo della matassa, oltre all’attenzione di noi spettatori, come se non fosse legato dall’inizio alla fine da un unico filo.

La cosa migliore (e unica) sono proprio le scene spettacolari, ben seguite dalla regia, che però sembrano appartenere a qualche documentario o filmato del web, esprimendo al tempo stesso in tutta questa frenesia un senso di vuotezza.