• Tutto può accadere a Broadway
    2015,  Ridere

    Tutto può accadere a Broadway

    Una commedia degli equivoci senza equivoci, un film pieno zeppo di cinema, metalinguistico, dall’incipit bello e classicheggiante, che riflette la passione per il cinema di Peter Bogdanovich, regista con un passato da critico cinematografico. Tutto può accadere a Broadway è la vittoria del modo. Di dire, di fare, di raccontare. La commedia è spumeggiante, incalzante, mai noiosa, inscritta in una sceneggiatura perfetta e trascinata da uno humour mai scontato o sboccato, fondato soprattutto su dialoghi accattivanti e una caratterizzazione dei personaggi fine e spesso pungente, precisa nell’animo umano. Nei loro ruoli-costumi sembrano infine trovarsi a proprio agio gli attori, tra i quali spicca Imogen Poots. Geniale infine il cameo finale.

  • The terminal
    2004,  Innamorarsi,  Ridere,  Riflettere

    The terminal

    La ripetizione, l’attesa, l’amore, la non velata critica alle contraddizioni dell’America. Steven Spielberg estrapola da un curioso fatto di cronaca una storia intrigante e originale, che riesce con stile a commisurare l’elemento umoristico a quello riflessivo, finendo con il parlare d’amore, di diversa fattura, forse bizzarro ma non scontato (né nel modo di parlarne, né negli sviluppi narrativi). The terminal non soffre la claustrofobia del suo soggetto, anzi la reclusione all’interno dell’aeroporto, ove è girato tutto il film, non appesantisce lo stesso, aiutato da un’ottima scenografia e dai suoi attori: il grande Tom Hanks, la deliziosa Catherine Zeta-Jones e l’insopportabilmente bravo Stanley Tucci, supportati da personaggi di contorno efficacemente caratterizzati.…

  • 1990,  Tendere i nervi

    Misery non deve morire

    Rob Reiner alla regia e William Goldman con la sua sceneggiatura, libro di Stephen King alla mano, intagliano un finissimo gioiello. Senza timore alcuno, il romanzo viene oculatamente ritoccato in alcune sue parti e viene costruita una storia di tensione e ossessione che lascia con il fiato sospeso. L’immobilità e la frustrazione del protagonista divengono quelle dello spettatore, ma, nonostante non ci si muova per l’intero film, la narrazione procede e appare incalzante, costellata di sorprese e piccoli colpi di scena. Ad aumentare lo spessore del film è infine la performance dei suoi attori, James Cann, il cui volto espressivo, vittima di violenza psicologica, appare più sofferente del corpo e, naturalmente, la eccezionale Kathy Bates, ovvero Annie…

  • 1975,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Ridere,  Riflettere

    Amici miei

    Dal progetto di Pietro Germi alle mani di Mario Monicelli, quattro più uno amici, straordinari e spassosi cattivi esempi, protagonisti di burle e supercazzole, sullo sfondo di una sottesa e indelebile malinconia. Dal soggetto alla struttura, dalla sceneggiatura agli attori e le loro vite cinematografiche, Amici miei non può che essere una suadente nostalgia verso una commedia italiana che fu, di indelebile splendore e potenza. Nell’immaginario non possono che imprimersi talune scene, quali quelle alla stazione o all’ospedale, e una risata che non deve nascere dal realismo fedele, ma dalla pura e sublime invenzione verosimile. Infine la parvenza di una morale, salvo poi ribaltarla nell’ossimorica e geniale scena finale. In…

  • 1967,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Innamorarsi,  Riflettere

    Il Laureato

    Un film di passaggio, che regala nuova vitalità a Hollywood, che dà il via a una nuova generazione di attori e registi talentuosi. Il laureato è un romanzo di formazione stampato su pellicola, dove il senso di inadeguatezza, il recondito disagio e la flebile inerzia che talvolta sembra sospingere la vita di tutti, così come quella di Benjamin, sono scrutati dalla regia nuova e magistrale di Mike Nichols e orchestrati dalle favolose musiche di Simon & Garfunkel. L’ansia del futuro, anche quando tutto va bene, muove poi il protagonista dalla stasi verso l’esperienza nuova, la ricerca di risposte e l’intrigo amoroso, culminante nei minuti finali, memorabili.

  • The Butler
    2013,  Riflettere

    The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca

    Una narrazione che non ha bisogno di orpelli o manierismi, avendo già in sé la semplice potenza di una storia vera. Un viaggio nella storia americana, con il focus sulla lotta per i diritti civili e la discriminazione razziale, che si amalgama ad un complicato rapporto tra padre e figlio. La storia di un uomo che cerca di non essere visto e che invece diviene una figura centrale dell’affresco. Talvolta didattico, ma mai noioso. Grandi attori. Forest Whitaker straordinario.

  • Le avventure di Tintin
    2011,  Avventurarsi

    Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno

    Hergé ne sarebbe soddisfatto. Il duetto Steven Spielberg/Peter Jackson produce un vero film d’avventura, denso di azione, fughe, situazioni rocambolesche (con pochi stacchi di montaggio), in una storia che sembra sempre correre. Spielberg si cita spesso e Tintin può sembrare Indiana Jones, ma allo stesso tempo resta fedele al fumetto, senza tradire i fan più incalliti. A differenza dell’archeologo, Tintin permette inoltre molta più libertà di movimento, di derivazione fumettistica, che traspare anche nelle sequenze tutte dedicate all’intelligentissimo cane Milù. La motion capture restituisce la fisicità degli attori e le musiche di John Williams seguono e coordinano i loro movimenti a meraviglia. Fotorealismo eccezionale.

  • Rush
    2013,  Ispirarsi

    Rush

    Rush non è (solo) un film per chi ama la Formula 1, ma per chi ama le storie vere, le passioni brucianti, le vite sportive fuori dall’ordinario. È la storia di un duello, di velocità, di battute, di principi. Splendida regia di Ron Howard. Si sa cosa raccontare e come, quando correre e su quali particolari soffermarsi. Ricostruzione fedele dei dettagli e attori somiglianti ai personaggi che interpretano. Olio, motore, pilota pronto, Rush è una macchina in cui ogni incastro scivola in pista liscio verso il traguardo.

  • Controindicazioni

    La leggenda di Alan Smithee

    Questo, che vi state apprestando a leggere, non è un articolo, bensì una storia, un racconto fuori dal comune, una straordinaria novella. François Truffaut, Alfred Hitchcock, Orson Welles, Ridley Scott, Woody Allen, potremmo parlare di uno a caso di loro, o di altri immensi registi, e di certo ne avremmo da dire, perdendoci dolcemente nel pantheon del cinema e ritrovandoci inevitabilmente a disquisire di storia del cinema e di chi, ad essa, sarà per sempre legato. Ma ciò che mi appresto a narrare si macchia del sublime e del celeste, tanto da riuscire ad adombrare questi luminosi intelletti cinefili. Perché, come si suol dire: gli eroi vengono ricordati, ma le leggende non muoiono…

Floating Social Media Icons by Acurax Wordpress Designers