• 2014,  Cinematerapia: una pillola per,  Riflettere

    Smetto Quando Voglio

    Un ottimo debutto alla regia per Sydney Sibilia, che realizza un film irriverente e stralunato, attuale ma originale, distinguendosi fin da subito a livello visivo, con la scelta di una fotografia dai colori molto saturi, fluorescenti, dando al tutto, fin da subito, la parvenza di un qualcosa di stridente, grottesco, tra il riso e l’indignazione, così come è la storia e lo sviluppo dell’ispirazione, radicata nella realtà. Bravi gli attori, organizzati e caratterizzati bene nonostante le dinamiche corali. Ottimo il finale.

  • 2014

    Transcendence

    Dal direttore della fotografia di Christopher Nolan, un film sull’intelligenza artificiale e una evoluzione iperbolica della tecnologia. Temi piuttosto visitati negli ultimi anni, che qui non trovano sfogo in una realizzazione particolarmente fantasiosa e, seppure se ne intraveda il potenziale, va a mancare il mordente necessario. Solo il finale sorprende e va ad avvalorare l’impressione appena esposta. Trattandosi di un primo tentativo, attendiamo Wally Pfister al varco per una seconda occasione.

  • 2014,  Ispirarsi

    Grace di Monaco

    Dopo la visione resta un flebile dubbio sull’identità di questo film. Cosa vuole essere? Olivier Dahan sembra voler rispondere al perché Grace Kelly abbia smesso di recitare, focalizzandosi su un solo anno della sua vita. Il frutto di certo non è un biopic, ma più una fotografia iconica, una serigrafia di Andy Warhol, che visivamente si esplica in filtri fotografici molto marcati, soprattutto il giallo, e primissimi piani di Nicole Kidman e del suo sguardo, così insistiti che Sergio Leone si starà ribaltando sul suo divano di pelle di cucciolo di foca. Gli attori, soprattutto Nicole Kidman, Tim Roth e Frank Langella, sono eccezionali. Il film non è brutto, ma annoia. Tranne…

  • 2015,  Cinefili

    Il Racconto dei Racconti

    Un onirico viaggio nelle viscere delle pulsioni umane più recondite, un carnevale di allegorie dove Eros e Thanatos si dibattono, sempre in bilico. Matteo Garrone sembra voler giocare a colpire lo spettatore con immagini sgradevoli e forti, spesso riempite da una, curialesca e antiteticamente soave, musica d’accompagnamento da carillon, se non dal semplice battere delle percussioni, per abbandonarsi sovente al silenzio. L’effetto è quello dello straniamento e mai dell’empatia o del coinvolgimento narrativo. La regia è colta, la camera scruta e spesso dipinge quadri. Splendida la fotografia, mentre agli elaborati costumi d’epoca, s’abbina il fantastico, non convenzionale, mai abusato.

  • The Village
    2004,  Spaventarsi,  Tendere i nervi

    The Village

    Horror? Thriller psicologico? Niente etichette per The village, un piccolo artificio di inganno architettato da M. Night Shyamalan, regista de Il sesto senso, che costruisce un microcosmo i cui mattoni sono i riflessi della psiche e la ricerca della salvezza tramite l’isolamento. L’inquietudine e la tensione vengono instillate senza mostrare, senza far udire, avvolgendo completamente gli abitanti del piccolo villaggio e noi con loro, che entriamo a farne parte. Siamo a fine 800, ma c’è qualcosa che non va. Ci sono delle creature innominabili, esseri silvani e pericolosi, e un colore simbolico: il rosso. Attori eccezionali: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver. Aspetti tecnici ineccepibili: montaggio,…

  • Django Unchained
    2012,  Almeno una volta nella vita,  Il caricatore

    Django Unchained

    Fantastico. Arte che intrattiene, intrattenimento artistico. Se siete innamorati del cinema, guardare Django Unchained di Quentin Tarantino è come far l’amore con una delle sue più belle figlie. Dialoghi epifanici, gustosi dettagli anacronistici, musica incisiva, sceneggiatura magistrale, interpretazioni alte, citazioni colte. Regia, narrazione, fotografia. Un film di godibile perfezione, come se ne vedono troppo pochi in troppo tempo. L’unico, supervirgolettato difetto, drammaturgicamente parlando, è un doppio finale, che però diventa solo una scusa in più per godersi ancora un po’ di Django.

  • 2013,  Avventurarsi

    Snowpiercer

    Negli ultimi anni (molti anni) la fantascienza guarda al futuro e vede film come Snowpiercer, dal carattere distopico, in cui la fiducia nell’uomo è davvero poca. Da un lato ci sono le scenografie, la fotografia, la regia di Bong Joon-ho e una eccezionale Tilda Swinton. Dall’altro una ibridazione di Corea e America che lascia dei dubbi, la sceneggiatura contestabile, dettagli poco chiari e l’essenza cupa, grigia e macabra del film.

  • vizio di forma
    2014,  Cinefili

    Vizio di Forma

    Una parata di personaggi bizzarri, un affresco stralunato della fine degli anni Sessanta. Il drogato e insofferente Doc indaga con maggior successo dell’antitetico e pseudo macho Bigfoot, in perenne ossimorico stato di attrazione/repulsione. Un odontoiatra spaccia droga e si droga, per poi curare i denti rovinati dalla stessa. Qualcosa non torna mai, un dettaglio sfugge sempre, forse come nella vita. Ma Doc ritrova Shasta e tutto va bene. Genialoide regia di Paul Thomas Anderson e splendida fotografia. Ho visto anche una citazione dell’ultima cena? Nella traduzione del titolo si perde la sua acutezza.

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