I tre moschettieri – D’Artagnan
Il romanzo di Alexandre Dumas non passa mai di moda e dalla sua prima edizione nel 1844 a oggi, ha ancora un incredibile potenziale. Nel 2023 tocca a Martin Bourboulon dar vita a una nuova trasposizione, che fondamentalmente cerca di restare il più fedele possibile all’opera letteraria a parte qualche dettaglio, come l’introduzione e un Porthos dichiaratamente bisessuale.
Per farlo si prende anche un maggiore tempo filmico, dividendo la storia in due parti, con la seconda, I tre moschettieri – Milady, in uscita a fine anno.
Una scelta simile alle grandi produzioni hollywoodiane, che in questo modo dà la possibilità di approfondire le numerose storie secondarie che popolano il romanzo. Anche il taglio non disturba, la conclusione c’è e non appare troncata, anche se non lascia un grande hype per il prosieguo, su cui c’è a malapena un accenno.
Tornando alla storia, il fascino è intatto e l’intrattenimento pure, anche se I tre moschettieri – D’Artagnan è meno divertente dell’ultima grande produzione sui moschettieri, I tre moschettieri di Paul W. S. Anderson. Eva Green nel ruolo di Milady è perfetta, D’Artagnan non è strafottente come nel libro, ma poco importa, mentre il famigerato “uno per tutti, tutti per uno” non è declinato in una storia di grande amicizia, ma diamo tempo al tempo (e cioè di vedere la seconda parte).
Un cenno infine ai combattimenti, forse troppo veloci e registicamente frenetici per apprezzarli fino in fondo, e al difetto più grande del film: un filtro fotografico eccessivamente blu in alcuni esterni ed eccessivamente marrone/rossastro in alcuni interni.