Pronti a morire
È il 1995, Sam Raimi ha alle spalle i tre capitoli cult horror della serie La casa ed è un regista affermato. Sharon Stone, co-produttrice lo vuole alla regia, perché ha amato il suo ultimo film (L’armata delle tenebre) e la troupe è di tutto rispetto (c’è anche Dante Ferretti a lavorare alla fotografia). Ma il suo Pronti a morire è un bel flop, tanto da essere considerato tutt’oggi tra i suoi peggiori film, e proprio per quelli che ‒ a nostro avviso ‒ sono i suoi pregi.
Pronti a morire è infatti un western parodia, non per i suoi intenti farseschi, ma per il suo mettere in scena situazioni e personaggi fortemente stereotipati. Detto in poche parole è un fumettone oppure, se preferite, un film videogame.
Partiamo dalla trama: ci sono un gruppo di pistoleri che si ritrovano nel classico paesino del far west per un torneo a eliminazione con l’obiettivo di eleggere il pistolero più veloce dello stato. Il film si svolge tutto lì, duello dopo duello, giorno dopo giorno. C’è il bounty killer pentito (un Russel Crowe al primo ruolo USA), il villain spietato (Gene Hackman), il figliolo in cerca di rispetto (un Leonardo DiCaprio non ancora famoso e pagato proprio dalla Stone per averlo nel film) e una protagonista in cerca di vendetta, insolitamente sexy per il genere.
Ci sono pallottole che lasciano fori, inquadrature alla Leone e tutto quello che serve per divertirsi alla grande.