Space Jam: New Legends
25 anni dopo lo Space Jam con Michael Jordan, esce finalmente il tanto atteso e chiacchierato Space Jam: New Legends. Dall’annuncio del 2014, quando fu individuato LeBron James come protagonista, alle polemiche legate ad alcuni Looney Tunes che hanno portato a un restyling di Lola Bunny e al taglio di Pepè la puzzola.
Space Jam 2 non rispecchia però le attese e delude prima di tutto i fan del primo film (presente). Il tentativo del regista Malcolm D. Lee e della produzione è di modernizzare la storia. Il cattivo di turno è infatti un’intelligenza artificiale che trascina LeBron e il figlio nel cosiddetto Server-Verso della Warner Bros. Anche graficamente c’è un tentativo di rimodernare, anticipato già dal trailer, in cui i Looney Tunes vengono rappresentati non solo in 2D ma anche in CGI, con l’esito di sembrare una sorta di pupazzoni giganti. Il tutto ascritto a una colonna sonora per nulla trascinante, al contrario del primo (unico e inimitabile) Space Jam, a cui solo per pochissimi secondi viene fatto un tributo del tema musicale.
Ma questi non sono gli aspetti peggiori del film. Il problema grosso infatti è la storia: vaga, poco divertente, poco Looney e condita da una storyline padre-figlio trita e ritrita che serve solo da pretesto alla storia.
Chiude lo scenario la carrellata di personaggi Warner che va ad assistere alla partita (ah sì, c’è anche la partita). Inutili ai fini della trama, sono il semplice pretesto per aggiungere qualcosa di cool, peccato che lì a bordocampo sembra di vedere un raduno di cosplayer. Purtroppo basta un fermo immagine, ma anche un occhio svelto, per scovare il cugino poco cattivo di Voldemort, dei drughi, gli uomini in nero di Matrix e compagnia bella. Si poteva anche farne a meno.