• Daddy's home
    2015,  Ridere

    Daddy’s home

    Daddy’s home vive dei suoi due protagonisti, un padre e un patrigno che si danno battaglia per i figli, la cui caratterizzazione è invece pressoché nulla, così come quella di una impalpabile madre. La sfida tra opposti, l’ingenuo e buono Will Ferrell e l’insopportabilmente perfetto Mark Wahlberg, talvolta diverte, altre no, altre ancora esagera, finendo nel troppo improbabile anche solo per far ridere. La parte migliore (discutendo di risate) è probabilmente il finale, che sfocia nella parodia dei film di ballo e infine regala un simpatico cameo. Per il resto, detta tra noi, il film è onestamente una gran cazzata che presto finirà nel dimenticatoio delle innumerevoli commedie esistenti.

  • sei giorni e sette notti
    1998,  Avventurarsi,  Innamorarsi

    Sei giorni e sette notti

    Per sei giorni e sette notti ricorderete questa commedia, poi finirà ineluttabilmente in quell’area oscura del vostro cervello chiamata “dimenticatoio dei film”. Un uomo e una donna soli in un’isola, un po’ di avventura, davvero poco credibile, e un taglio romantico, vanno a unirsi per formare un film che ricorda All’inseguimento della pietra verde, ma che si arresta ben prima di raggiungerla, accontentandosi di essere leggero senza incidere e cercar di distinguersi. I momenti più piacevoli risiedono nei battibecchi, mentre la cosa che mi è piaciuta di più del film è il font in locandina. Film da merenda al pomeriggio, dove la mortadella del vostro sandwich potrebbe però distrarvi.

  • La rosa purpurea del Cairo
    1985,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Innamorarsi

    La rosa purpurea del Cairo

    La rosa purpurea del Cairo: un film, un film nel film, un atto d’amore per i film, per il cinema. Così come Cecilia evade dai turbamenti personali e della grande depressione, noi oggi ci immedesimiamo nei protagonisti dei film, ci innamoriamo di loro, entriamo nei film. Da qui scaturisce una riflessione sul cinema stesso, che è però una riflessione sull’uomo e sul suo bisogno d’illusioni, di fantasticherie. Il cinema è migliore di una realtà alla quale non si può sfuggire, ma al contempo è esso stesso una realtà. Da qui scaturisce uno dei migliori film di Woody Allen, tanto intelligente quanto originale, senza mai smarrire i connotati della commedia. Per un…

  • True lies
    1994,  Il caricatore

    True lies

    True lies è uno dei pochi film di James Cameron ed è un’irresistibile action comedy, dal ritmo serrato, che riesce comunque a trovare il tempo e il tempismo per le risate. L’azione può dunque, e vuole, piegarsi ai fini della commedia, nella sua improbabilità, permettendosi anche un doppio finale e una struttura complessivamente tripartitica, a causa di una parte centrale tutta dedicata al rapporto moglie-marito, tra Arnold Schwarzenegger e Jamie Lee Curtis. Tutto funziona: gli effetti speciali sono avanguardistici, la regia grande e l’azione mai fine a sé stessa, oltre che pregna di scene e situazioni da mandare a memoria. Danze, inseguimenti a cavallo, striptease, duelli ad alta quota, interrogatori e sparatorie.…

  • 4 bassotti per 1 danese
    1966,  Ridere

    4 bassotti per 1 danese

    L’alano Brutus si crede un bassotto e porta un sacco di guai all’interno della famiglia formata da Dean Jones e Suzanne Pleshette. 4 bassotti per 1 danese è una commedia Disney dove i cani (per fortuna) non parlano e le vicissitudini familiari e canine vengono sviluppate con gusto e umorismo. Gradevole e spensierata, è una commedia di buoni sentimenti, con animali pasticcioni e umani ingenui, che interagisco in diverse situazioni comiche, senza perdere l’occasione di prendere in giro qualche luogo comune sul migliore amico dell’uomo e naturalmente sul suo padrone. Da vedere in famiglia.

  • Golden Globe 2016
    Bollettino

    Tutti i premiati dei Golden Globe 2016

    Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, vanno in scena i Golden Globe 2016, alla loro 73ª edizione e qualche piccolo colpo di scena ce lo concedono. Il primo è senza dubbio la premiazione di Sopravvissuto – The martian come miglior film commedia o musicale. Non perché stupisca la vittoria, ma perché se The martian è una commedia, allora io sono Babbo Natale e l’orsacchiotto che avete chiesto a 3 anni ve l’ho portato io, scordandomi poi l’avvenimento a causa di una botta in testa contro il camino. All’origine di tutto è la divisione bipartitica che i Golden Globe fanno tra film commedia e drammatico, raddoppiando i premiati e forzando alcune candidature.…

  • Un weekend da bamboccioni
    2010,  Ridere

    Un weekend da bamboccioni

    Un weekend da bamboccioni è la commedia di Adam Sandler, è come andare in vacanza con lui e tutti gli altri matti. La morale di fondo, insegnare ai figli ad apprezzare la natura, i giochi all’aperto, lo stare insieme, è appena accennato, così come le problematiche familiari, abbozzate e rapidamente sbrigliate nel finale. Il tutto è in realtà una scusa per mettere in scena gag e situazioni divertenti, senza timore di far gli stupidi e far ridere con le scoregge, ma nel complesso riuscendo a creare un film mai esagerato o sboccato, ma semplicemente divertente.

  • Ant-Man
    2015,  Diventare eroi

    Ant-Man

    Ant-Man, l’uomo formica, il più piccolo dei supereroi e probabilmente il più trascurato cinematograficamente, sceglie la via aperta da Guardiani della galassia, dell’ironia e della commedia, cercando dunque di distinguersi ed emergere essendo diverso. La scelta è probabilmente quella giusta e, seppure inizialmente si ha l’impressione di essere di fronte a un b-movie o una qualsiasi stupidaggine, forse per il suo essere passato di mano in mano, il film cresce di qualità strada facendo. V’è un gustoso collegamento con gli Avengers e delle belle scene d’azione, dove il film e lo stesso Ant-Man danno il meglio. Tra tutte spicca lo scontro finale nella camera della bambina: idea spassosa e avvincente.…

  • Tutto può accadere a Broadway
    2015,  Ridere

    Tutto può accadere a Broadway

    Una commedia degli equivoci senza equivoci, un film pieno zeppo di cinema, metalinguistico, dall’incipit bello e classicheggiante, che riflette la passione per il cinema di Peter Bogdanovich, regista con un passato da critico cinematografico. Tutto può accadere a Broadway è la vittoria del modo. Di dire, di fare, di raccontare. La commedia è spumeggiante, incalzante, mai noiosa, inscritta in una sceneggiatura perfetta e trascinata da uno humour mai scontato o sboccato, fondato soprattutto su dialoghi accattivanti e una caratterizzazione dei personaggi fine e spesso pungente, precisa nell’animo umano. Nei loro ruoli-costumi sembrano infine trovarsi a proprio agio gli attori, tra i quali spicca Imogen Poots. Geniale infine il cameo finale.

  • 1973,  Ridere,  Scaldarsi

    I racconti di Viterbury

    Commedia erotica in 7 episodi, che di erotico ed eccitante ha però poco, limitandosi all’ostentazione del corpo femminile, e di umorismo ancor meno, decisamente sciatto e puerile. I racconti di Viterbury ha addosso la boccaccesca etichetta di film Decamerotico, essendo esso tra quei film d’imitazione pasoliniana, che con le sue tre pellicole ha dato l’ispirazione a questo genere, marcato dall’uso del dialetto e d’ambientazione storica, che tuttavia, della storia, del medioevo, poco se ne frega. Proprio a uno di essi, I racconti di Canterbury, questo film rimanda. Ciò che tuttavia I racconti di Viterbury non sa, è il suo futuro, ovvero il futuro di un genere che poco o nulla si è…

  • 2010,  Ridere

    Infedele per caso

    Mahmud è un musulmano che scopre di essere ebreo per nascita, ma in fondo è troppo poco ebreo e troppo poco musulmano per tenere la briglia della sua vita. Infedele per caso vuole ridere dell’amaro in bocca, seppure talvolta si può faticare a seguire certe battute, e farlo in maniera intelligente, irriverente, in barba al politically correct e senza timore di canzonare le convenzioni religiose (soprattutto quelle ebree). Bravo e calzante nel suo ruolo-vestito Omid Djalili, ottimo in coppia con Richard Schiff. Sullo sfondo dell’odio, nasce dunque una commedia piacevole.

  • 1975,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Ridere,  Riflettere

    Amici miei

    Dal progetto di Pietro Germi alle mani di Mario Monicelli, quattro più uno amici, straordinari e spassosi cattivi esempi, protagonisti di burle e supercazzole, sullo sfondo di una sottesa e indelebile malinconia. Dal soggetto alla struttura, dalla sceneggiatura agli attori e le loro vite cinematografiche, Amici miei non può che essere una suadente nostalgia verso una commedia italiana che fu, di indelebile splendore e potenza. Nell’immaginario non possono che imprimersi talune scene, quali quelle alla stazione o all’ospedale, e una risata che non deve nascere dal realismo fedele, ma dalla pura e sublime invenzione verosimile. Infine la parvenza di una morale, salvo poi ribaltarla nell’ossimorica e geniale scena finale. In…

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