• il gladiatore
    2000,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Commuoversi,  Diventare eroi

    Il gladiatore

    Un successo strepitoso di pubblico e di critica per Ridley Scott, il cui film, come il fascino di Roma e della storia, passeggia sopra le mode. Ma perché il gladiatore è e resta un grande successo? Il fascino è quello di un uomo solo contro tutti, una solitaria e straordinaria storia di vendetta: ascesa e discesa di un generale, poi schiavo, che divenne più grande di un imperatore. La drammaturgia è eccezionale. La magistrale regia nelle scene di battaglia e non solo, unita a una grande colonna sonora conferiscono a questa storia i toni epici, creando nello spettatore alternativamente esaltazione e commozione. Inoltre, se da una parte Russel Crowe è il…

  • La donna che visse due volte
    1958,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Innamorarsi,  Tendere i nervi

    La donna che visse due volte

    La donna che visse due volte è un film dalle due vite, tanto da sembrare due film, dove il tema del doppio e della maschera ricorrono soventemente e intrinsecamente. Ma per Hitckcock è Vertigo, la vertigine, quella caratteristica del suo protagonista, così fortemente radicata nello sviluppo drammaturgico del film e i capogiri narrativi che trascinano anche lo spettatore nella spirale della storia. Una straordinaria storia. Una regia virtuosa, sperimentale nei capogiri di James Stewart e potente visivamente in altre scene, quale quella ai piedi del Golden Gate Bridge. Ma anche una costruzione oculata. Hitchcock infatti contravviene palesemente alle regole classiche della scrittura audiovisiva, situando il suo colpo di scena a metà film, che, come detto,…

  • story-concept
    Istruzioni

    Lo story-concept

    È la primissima cosa, la prima elementare (non nel senso di semplice) cosa che viene fatta in fase di pre-produzione. Lo story-concept è l’idea drammatica, il nucleo fondamentale della storia che ci si appresta a mettere in immagini. Sulla maniera in cui essa venga partorita, ciò sta alla soggettività. Può essere una situazione, così come un sogno, la lettura di un romanzo o la sensibilità personale. Lo story-concept non è il tema del film, ovvero l’amore, l’abbandono, i supereroi salvano il mondo, bensì il suo nucleo, dotato di valenza drammaturgica.1 Drama in greco infatti significava azione e dunque la drammaturgia (nella definizione di Aristotele) è l’imitazione e la rappresentazione di un’azione umana2, ciò…

  • 1994,  Cinematerapia: una pillola per,  Ridere

    Quattro matrimoni e un funerale

    I manuali di drammaturgia consigliano un evento nell’atto finale del film, per una maggiore drammaticità. E qui è così, ma ce ne sono altri quattro prima, che vanno, unendosi, a coprire tutta la durata del film, riuscendo ugualmente a realizzare una narrazione fluida. Capostipite di cliché, esemplare di “eroismo” di gruppo ed enorme presa in giro ai matrimoni. L’espressione da tonto di Hugh Grant, quell’aria indecisa e imbarazzata, ma al contempo affascinante. Il film che l’ha lanciato. Una commedia con gusto.

  • 2006,  Alienarsi,  Ridere

    Stu – Anche un alieno può sbagliare

    Siete in procinto di affrontare l’esame per la patente e non riuscite a placare l’agitazione? Poteva andarvi peggio, come a Stu. Almeno voi non dovete pilotare una navicella spaziale e non avete tutti quei pulsanti davanti. 4 minuti e 15 secondi per un cortometraggio che contiene in sé tutti gli step della classica drammaturgia e riesce a divertire con semplicità. Vi farà bene.

  • youth
    2015,  Riflettere

    Youth

    Guardare Youth, è come scartare un Bacio Perugina, buono e adornato da una bella frase, ma pur sempre solo un cioccolatino. Sorrentino sembra compiacersi delle sue capacità, beandosi nel mostrarci la sua indubbia bravura registica con qualche virtuosismo e tecnicismo, inquadrature e movimenti di macchina intelligenti, dimenticandosi però dello spettatore. I dialoghi tra i protagonisti e i loro accenni offrono spunti di riflessioni esistenziali e gli attori, soprattutto Harvey Keitel e Michael Caine, riescono a dare spessore ai personaggi, fragili e tormentati. Ciò che invece va a perdersi tra questi barocchismi è la drammaturgia, la narrazione, la capacità di coinvolgere chi siede sulla poltrona rossa, di emozionarlo, sorprenderlo, scioccarlo. Soprattutto di non annoiarlo. Credo…

  • Headhunters film
    2011,  Tendere i nervi

    Headhunters

    Headhunters è un film sempre sul filo del rasoio. Un rasoio che talvolta taglia. Dal romanzo di Jo Nesbø, questo thriller norvegese ha davvero tutte le carte in regola. Fedele ai principi della buona drammaturgia, Headhunters avanza in un climax ascendente fino ad un finale dove tutto, con piacere, coincide. Il protagonista, ben caratterizzato nella sua doppiezza, tra il sé ostentato e quello privato, arranca per gran parte del film in un susseguirsi di ostacoli sempre più grandi, che lo spettatore gode nel vedere opposti alle disperate e sole forze dell’uomo. Successo di critica e di pubblico, nel 2011 diventa il film norvegese di maggior incasso di tutti i tempi. La…

  • into the woods
    2014,  Cantare

    Into the Woods

    Tutto il bosco è paese. E pure piccolo, perché Into the woods, seppure sterminati e bui, è impossibile non incrociare qualcuno. Direttamente dalla nemesi del buon manuale di drammaturgia: tutto piatto e nessun climax, scene mostrate senza alcun fine. L’obiettivo della strega, il personaggio più forte, che si esaurisce a mezz’ora dalla fine. Buchi di trama e le scene potenzialmente interessanti non ci vengono mostrate, ma solo cantate, in un paio di volteggi tra i boschi. Ma allora perché sono al cinema? Fino a che punto può spingersi il teatro nei meandri cinema? Persone che muoiono dopo piccole cadute, altre inspiegabilmente. Servono i capelli di Raperonzolo, ma alla fine va bene…

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