• si accettano miracoli
    2015,  Ridere

    Si accettano miracoli

    Si accettano miracoli è il secondo film di Alessandro Siani, che oltre a recitarci, prova ad entrare anche in tutte fase della realizzazione del suo film, dalla scrittura, alle musiche. Il comico partenopeo tenta nel suo film di creare una certa atmosfera, di dolcezza, di piacevolezza, e di regalare soprattutto sorrisi, anziché risate. Si nota una certa attenzione alla fotografia e ai costumi, ma anche la regia è trattata con cura. Carente è invece la sceneggiatura, che non riesce a ingranare la marcia migliore e incastrare tutti fili nel modo più efficace, subendo qualche flessione nel racconto, che talvolta sembra fermarsi, adagiarsi. L’impressione generale è dunque quella di entrare in un piccolo e…

  • Sin city
    2014,  Il caricatore

    Sin City – Una donna per cui uccidere

    Un noir saturo e pregno di sangue, episodico, che soprattutto strania e ha il maggior pregio nell’essere diverso. Fotografie affascinanti, come piccole tavolette d’autore, alcune inquadrature. Una graphic novel in 3D, chiaroscura, nei suoi personaggi e nei tratti grafici, dove al centro sono i volti e i corpi, in particolare quello di Eva Green, arma esibita, di una femme fatale insaziabile e sensuale. Ma, a Sin City, tra i punti deboli c’è la storia. A volte ci si chiede perché, altre ci si annoia un po’. Il giudizio va affidato soprattutto ai fan e al capire se hanno avuto ciò che desideravano.

  • I due volti di gennaio
    2014,  Tendere i nervi

    I due volti di gennaio

    I due volti di un film, un Giano Bifronte intrigante che aspira ad essere suadente, sofisticato, ma che in realtà non riesce a costruire mistero, a generare tensione sufficiente da farcela percepire a fior di pelle. Incantevole e affascinante la fotografia e bravi gli attori, Viggo Mortensen, Oscar Isaac e Kirsten Dunst, che comunque bella da amore a prima vista mai mi è sembrata. Tuttavia il film cavalca sull’impressione che possa esserci qualcosa in più, che mai arriva, e il tema del doppio non sorprende, ma si esaurisce in ciò che già sapevamo da inizio film, che finisce con il riempirsi di noia. Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, è la prima…

  • 1984,  Scaldarsi

    Fotografando Patrizia

    Il povero Emilio ha già dei problemi, e pure piuttosto seri, ma a peggiorare la situazione ci pensa la sorella assatanata, dall’incessante prurito intimo, che si diverte nello stuzzicarlo raccontandogli le sue molteplici avventure da sgualdrinella viziosa. Ne viene naturale che il represso Emilio si senta in dovere di sbubacciarsi la sorella, punendola per le sue impurità. Lei però improvvisamente si mostra travagliata, dubbiosa e insicura. (Ah, le donne). Se volessimo fare i fighi, potremmo dire che si tratta dunque di una storia d’incestuosa provocazione, in un gioco altalenante tra carnalità e morale. In realtà si vedono spesso le poppe e il sedere di Monica Guerritore, la farfallina di una sua amica,…

  • 2013,  Cinematerapia: una pillola per,  Meglio mai che tardi,  Scaldarsi

    The Canyons

    Un pornoattore, quintali di materia sulla facciotta inespressiva di Lindsay Lohan, un paio di peni al vento, eterosessuali incalliti che saltano senza remore da un lato all’altro della sponda e l’etichetta di thriller giustificata all’ultimo momento. Senza cambi di tono e di ritmo, scorrendo gli occhi su qualche personaggio inutile e altri problematici, fiacchi e mal interpretati, tramite una regia e una fotografia piuttosto scarse, qualunque fosse l’intento di questo film, è fallito. C’è il tentativo maldestro di attribuirgli un paio di significati metaforici e forse l’idea di assomigliare alla serie di film Sex Crimes. Finanziato tramite crowdfunding su Kickstarter, forse era meglio se restava online. E cosa pensare di Paul Schrader, un regista che…

  • 2014,  Cinematerapia: una pillola per,  Riflettere

    Smetto Quando Voglio

    Un ottimo debutto alla regia per Sydney Sibilia, che realizza un film irriverente e stralunato, attuale ma originale, distinguendosi fin da subito a livello visivo, con la scelta di una fotografia dai colori molto saturi, fluorescenti, dando al tutto, fin da subito, la parvenza di un qualcosa di stridente, grottesco, tra il riso e l’indignazione, così come è la storia e lo sviluppo dell’ispirazione, radicata nella realtà. Bravi gli attori, organizzati e caratterizzati bene nonostante le dinamiche corali. Ottimo il finale.

  • 2014

    Transcendence

    Dal direttore della fotografia di Christopher Nolan, un film sull’intelligenza artificiale e una evoluzione iperbolica della tecnologia. Temi piuttosto visitati negli ultimi anni, che qui non trovano sfogo in una realizzazione particolarmente fantasiosa e, seppure se ne intraveda il potenziale, va a mancare il mordente necessario. Solo il finale sorprende e va ad avvalorare l’impressione appena esposta. Trattandosi di un primo tentativo, attendiamo Wally Pfister al varco per una seconda occasione.

  • 2014,  Ispirarsi

    Grace di Monaco

    Dopo la visione resta un flebile dubbio sull’identità di questo film. Cosa vuole essere? Olivier Dahan sembra voler rispondere al perché Grace Kelly abbia smesso di recitare, focalizzandosi su un solo anno della sua vita. Il frutto di certo non è un biopic, ma più una fotografia iconica, una serigrafia di Andy Warhol, che visivamente si esplica in filtri fotografici molto marcati, soprattutto il giallo, e primissimi piani di Nicole Kidman e del suo sguardo, così insistiti che Sergio Leone si starà ribaltando sul suo divano di pelle di cucciolo di foca. Gli attori, soprattutto Nicole Kidman, Tim Roth e Frank Langella, sono eccezionali. Il film non è brutto, ma annoia. Tranne…

  • 2015,  Cinefili

    Il Racconto dei Racconti

    Un onirico viaggio nelle viscere delle pulsioni umane più recondite, un carnevale di allegorie dove Eros e Thanatos si dibattono, sempre in bilico. Matteo Garrone sembra voler giocare a colpire lo spettatore con immagini sgradevoli e forti, spesso riempite da una, curialesca e antiteticamente soave, musica d’accompagnamento da carillon, se non dal semplice battere delle percussioni, per abbandonarsi sovente al silenzio. L’effetto è quello dello straniamento e mai dell’empatia o del coinvolgimento narrativo. La regia è colta, la camera scruta e spesso dipinge quadri. Splendida la fotografia, mentre agli elaborati costumi d’epoca, s’abbina il fantastico, non convenzionale, mai abusato.

  • Django Unchained
    2012,  Almeno una volta nella vita,  Il caricatore

    Django Unchained

    Fantastico. Arte che intrattiene, intrattenimento artistico. Se siete innamorati del cinema, guardare Django Unchained di Quentin Tarantino è come far l’amore con una delle sue più belle figlie. Dialoghi epifanici, gustosi dettagli anacronistici, musica incisiva, sceneggiatura magistrale, interpretazioni alte, citazioni colte. Regia, narrazione, fotografia. Un film di godibile perfezione, come se ne vedono troppo pochi in troppo tempo. L’unico, super-virgolettato difetto, drammaturgicamente parlando, è un doppio finale, che però diventa solo una scusa in più per godersi ancora un po’ di Django.

  • 2013,  Avventurarsi

    Snowpiercer

    Negli ultimi anni (molti anni) la fantascienza guarda al futuro e vede film come Snowpiercer, dal carattere distopico, in cui la fiducia nell’uomo è davvero poca. Da un lato ci sono le scenografie, la fotografia, la regia di Bong Joon-ho e una eccezionale Tilda Swinton. Dall’altro una ibridazione di Corea e America che lascia dei dubbi, la sceneggiatura contestabile, dettagli poco chiari e l’essenza cupa, grigia e macabra del film.

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