• we are your friends
    2015

    We are your friends

    Primo lungometraggio di Max Joseph, che, dopo Catfish, pesca nuovamente nel mondo giovanile, scegliendo Zac Efron nel ruolo del DJ e la regina dei social Emily Ratajkowski, alla quale dedica però solo qualche sballonzolamento e primo piano del décolleté, rendendo così inspiegabile la sua presenza, viste le (non) doti recitative. La sceneggiatura, giusto perché in altro modo non sapevo come chiamarla, finisce con l’essere una parata di stereotipi, di mutandoni fuori dai pantaloni e cose di tendenza, affibbiati a personaggi piatti, dove tutto finisce con il giustificare (obbrobriosamente) il finale. Cole ora è un uomo vissuto e può essere il più fico DJ delle feste. Il montaggio offre al tutto…

  • 2013,  Alienarsi,  Cinematerapia: una pillola per,  Sorprendersi

    Ender’s Game

    Passato un po’ in sordina, ingiustamente, Ender’s Game è un prodotto di un genere di moda di questi tempi. Seppure tratto da un romanzo di Orson Scott Card del 1985, vincitore del premio Hugo, ricalca infatti le caratteristiche del filone Young Adult, a cui appartengono i recenti Hunger Games, Maze Runner e Divergent, elevandosi al contempo dal solo piacevole intrattenimento. La fantascienza è infatti sfruttata per mettere in luce alcuni aspetti dell’uomo e restiamo sempre legati alla psicologia del personaggio, sfiorando il tema della violenza del militarismo e lo sfruttamento dei ragazzi con ogni mezzo, per scopi considerati più alti. Interessante, coinvolgente e dal buon finale.

  • 2014,  Avventurarsi,  Cinematerapia: una pillola per

    Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie

    Tra soluzioni registiche interessanti, vedesi quella del carro armato, e altre visivamente spettacolari, questa rivoluzione scimmiesca evidenzia le capacità del regista, ma anche la purezza dell’intrattenimento, con scene d’azione suggestive e delle idee di fondo chiare ma mai didascaliche. Non prendiamo parte a nessuna delle fazioni, ma agli individui. I rimandi razziali e discriminatori sono evidenti e ogni società, più o meno evoluta, fatica ad accettare l’altro, a perdonare. Quasi inutile sottolineare l’eccezionalità della computer grafica. Di dovere invece una parola su Koba, davvero un super cattivo, all’altezza dei più temibili che siano passati nei cinema negli ultimi anni.

  • 2014,  Ridere

    Una Notte in Giallo

    Fedele alla legge di Murphy, per cui “se qualcosa può andar male, andrà male”, questo film ne fa un assioma e riprende la meccanica de Una notte da leoni, ma sempre vicino al possibile, anche se non probabile. Le sventure notturne di Elizabeth Banks non vogliono avere sorprese o significati, ma uno svagato e leggero intrattenimento, riuscendo nel suo intento. È quello che nel gergo divanesco verrebbe definito come “un filmetto simpatico”.

  • 2014,  Diventare eroi

    Hercules – La leggenda ha inizio

    Sogni di essere forte e muscoloso? Puoi bere tanto latte e mangiare spinaci come Braccio di Ferro, oppure puoi guardarti i 31 film che la storia del cinema ci ha regalato su Hercules, altrimenti detto Ercole o Eracle, di cui due nel solo 2014. Uno di questi, come suggerisce il titolo, guarda alle origini dell’eroe, che più di ogni altra cosa è interessato a spupazzarsi la biondina Ebe. Per farlo Hercules non deve sostenere dodici fatiche, ma affrontare il fratello e il papi, che non approvano, liberarsi dalla schiavitù e scoprire il proprio potere. E allora via al trionfo degli omaccioni sudati e palestrati, alle scene in slow motion e…

  • Django Unchained
    2012,  Almeno una volta nella vita,  Il caricatore

    Django Unchained

    Fantastico. Arte che intrattiene, intrattenimento artistico. Se siete innamorati del cinema, guardare Django Unchained di Quentin Tarantino è come far l’amore con una delle sue più belle figlie. Dialoghi epifanici, gustosi dettagli anacronistici, musica incisiva, sceneggiatura magistrale, interpretazioni alte, citazioni colte. Regia, narrazione, fotografia. Un film di godibile perfezione, come se ne vedono troppo pochi in troppo tempo. L’unico, super-virgolettato difetto, drammaturgicamente parlando, è un doppio finale, che però diventa solo una scusa in più per godersi ancora un po’ di Django.

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