• Vacanze romane
    1953,  Almeno una volta nella vita,  Innamorarsi

    Vacanze romane

    Le vacanze romane della principessa Audrey Hepburn, in compagnia del fotografo Gregory Peck, emozionano e commuovono le signore, ma non lasciano indifferenti neppure gli uomini. Dal soggetto semplice ma d’impatto di Dalton Trumbo e dall’alchimia dei due protagonisti, William Wyler riesce a creare cinema. Elegante, raffinato e spiritoso, Vacanze romane è un film che mantiene intatta la sua bellezza nel tempo, più e più volte emulato, ma mai eguagliato. Roma e le sue bellissime riprese, sono una cornice senza tempo, idilliaca. Le cose dette e non dette, le fini caratterizzazioni, il garbo nel modo di raccontare, la capacità di creare momenti di pura spensieratezza, dal romanticismo all’umorismo, fino al finale distinto e per nulla scontato.…

  • story-concept
    Istruzioni

    Lo story-concept

    È la primissima cosa, la prima elementare (non nel senso di semplice) cosa che viene fatta in fase di pre-produzione. Lo story-concept è l’idea drammatica, il nucleo fondamentale della storia che ci si appresta a mettere in immagini. Sulla maniera in cui essa venga partorita, ciò sta alla soggettività. Può essere una situazione, così come un sogno, la lettura di un romanzo o la sensibilità personale. Lo story-concept non è il tema del film, ovvero l’amore, l’abbandono, i supereroi salvano il mondo, bensì il suo nucleo, dotato di valenza drammaturgica.1 Drama in greco infatti significava azione e dunque la drammaturgia (nella definizione di Aristotele) è l’imitazione e la rappresentazione di un’azione umana2, ciò…

  • 1975,  Almeno una volta nella vita,  Cinefili,  Ridere,  Riflettere

    Amici miei

    Dal progetto di Pietro Germi alle mani di Mario Monicelli, quattro più uno amici, straordinari e spassosi cattivi esempi, protagonisti di burle e supercazzole, sullo sfondo di una sottesa e indelebile malinconia. Dal soggetto alla struttura, dalla sceneggiatura agli attori e le loro vite cinematografiche, Amici miei non può che essere una suadente nostalgia verso una commedia italiana che fu, di indelebile splendore e potenza. Nell’immaginario non possono che imprimersi talune scene, quali quelle alla stazione o all’ospedale, e una risata che non deve nascere dal realismo fedele, ma dalla pura e sublime invenzione verosimile. Infine la parvenza di una morale, salvo poi ribaltarla nell’ossimorica e geniale scena finale. In…

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