the lost city recensione film
2022,  Avventurarsi,  Ridere

The lost city

Storie d’avventura in località esotiche e un bel modello in copertina: è questa la formula del successo della scrittrice Loretta Sage. Per lo meno fino a quando un eccentrico miliardario decide di rapirla, convinto che lei lo possa condurre fino a un magnifico tesoro. Il capostipite del genere è sempre Indiana Jones, a cui già nel 1984 Robert Zemeckis aveva apportato alcune variazioni, accentuando la componente romantica in All’inseguimento della pietra verde, che è il modello di riferimento di The lost city, che lo scimmiotta e ne aggiunge un’ulteriore componente, quella demenziale.

Channing Tatum è infatti il modello delle copertine di Loretta, belloccio, stupido e irrimediabilmente innamorato di lei. Così, quando decide di lanciarsi nell’avventura per salvarla, scaturiscono una serie di situazioni comiche demenziali.

Il personaggio che diverte di più è però quello interpretato da Brad Pitt, che sostanzialmente fa da contraltare a Tatum. Una sorta di superuomo capace di cavarsela in ogni situazione.

Quello che invece stupisce di più del film è scoprire che Sandra Bullock (la protagonista) ha quasi 60 anni.