La calda notte dell’ispettore Tibbs

Era il 1967, l’anno prima della morte di Martin Luther King, e al cinema usciva La calda notte dell’ispettore Tibbs, film poliziesco incentrato sul tema del razzismo, che riesce a coinvolgere e colpire il pubblico su scala mondiale.

Oggi, il film di Jewison mantiene ancora la sua grande forza e (purtroppo) un radice di attualità. Ci riesce perché il suo messaggio è potente ed espresso con incredibile eleganza, come l’abito di Virgil Tibbs, riuscendo al tempo stesso a non sminuire o disperdere nella foga del concept la trama del giallo. All’antirazzismo, unisce inoltre una critica lampante a un certo provincialismo, proprio di alcune cittadine dove la mentalità è fortemente limitata al proprio piccolo ritaglio di mondo e all’ignoranza.

Tibbs si muove in interni sudici e sgangherati, che rispecchiano l’occlusione mentale, mentre l’atmosfera degli esterni è cupa, di disagio. I fari delle auto che illuminano i quartieri residenziali danno un vivido senso di realtà.

Le musiche di Quincy Jones e il singolo interpretato da Ray Charles definiscono il tutto, mentre narrativamente c’è addirittura lo spazio per qualche frangente di ironia.

Non si può non citare, infine, il magnifico duo protagonista. Magnifici nelle interpretazioni, ma eccezionale è anche e soprattutto il poliziotto capo, nella sua caratterizzazione, nei dettagli, nello sviluppo fino al finale.