giovane e innocente film hitchcock recensione
1937,  Avventurarsi,  Tendere i nervi

Giovane e innocente

Giovane e innocente è un film di Alfred Hitchcock del 1937, ispirato a un romanzo che il regista decise di rielaborare a suo piacimento.

Un uomo trova il cadavere di una donna sulla spiaggia e mentre corre a chiamare aiuto viene avvistato e confuso per il colpevole. Quello dell’ingiustamente accusato è uno dei temi ricorrenti di Hitchcock, il cui culmine è quel capolavoro di Intrigo internazionale. Similmente agli altri film che abbracciano questo leitmotiv, il protagonista cerca disperatamente di cavarsela da solo, svelando l’arcano e dimostrando la propria innocenza.

Nello sviluppo Giovane e innocente il regista dà ampio spazio alla storia d’amore tra il protagonista e la figlia del capo della polizia, con il pizzico d’ironia che impareremo ad apprezzare anche nella sua filmografia successiva. Prevalgono questi aspetti su quelli tensivi (e lo evidenziamo come costatazione e non come difetto), per un film che a distanza di molti anni può ancora intrattenere. Perde forse un po’ di mordente nella parte centrale, dove la coppia in fuga viaggia verso il bar per camionisti “Il cappello del prete”.

Seppure al giorno d’oggi può non sembrarci straordinaria, Giovane e innocente viene ricordato anche per una delle riprese finali, un cosiddetto carrello dall’alto, girato con una gru, che richiese a Hitchcock due giorni di lavorazione. La sequenza ha grande importanza e un effetto di suspense, perché svela allo spettatore il colpevole. Un’altra scena notevole è inoltre quella in cui l’auto sprofonda nella miniera, con la protagonista sospesa nel baratro.

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