il momento di uccidere film recensione
1996,  Commuoversi,  Riflettere

Il momento di uccidere

Il momento di uccidere è un thriller giudiziario diretto da Joel Schumacher, tratto dal primo romanzo del celebre scrittore John Grisham.

Un uomo di colore uccide due bianchi, rei d’aver stuprato la figlia di dieci anni. Va condannato o assolto? a prendere le sue difese è un giovane avvocato che non se la passa molto bene.

I temi del film sono la discriminazione razziale, la pena di morte e il significato (talvolta ambiguo o comunque interpretabile) di giustizia. Per la storia i riferimenti che tornano subito alla mente sono Il buio oltre la siepe, classico del genere, ma anche Anatomia di un omicidio, in cui un avvocato difendeva un assassino, colpevole d’aver ucciso lo stupratore della moglie, sostenendo anch’egli l’infermità mentale.

Il momento di uccidere è un bel film, coinvolgente e con molti contenuti, tanto che le 2 ore e mezza di durata non si avvertono. Il cast è ampio e talentuoso (Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Ashley Judd, Sandra Bullock sono i nomi più altisonanti). Ci sono delle convenzioni del genere, ma tutto è ben confezionato, tanto che risultano efficaci sia i momenti di tensione sia quelli drammatici.

A voler trovare qualche pecca, c’è da dire che la varietà di personaggi ha portato a trascurarne qualcuno e qualche sviluppo. L’epilogo riguardante Freddie Lee Cobb del del Ku Klux Klan è affrettato e Donald Sutherland nel ruolo del mentore ha una funzione poco più che abbozzata.

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