parasite film recensione
2019,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Parasite

Parasite è uno dei migliori film dell’anno, c’è poco da questionare. Palma d’oro al Festival di Cannes e successo commerciale negli USA, tanto quanto in Italia, il film coreano di Bong Joon-ho (The host, Snowpiercer) è salito alla ribalta inaspettatamente ma meritatamente.

Un ragazzo riesce a trovare lavoro come insegnante privato presso una famiglia ricca, potendo così aiutare la sua, in cui tutti sono disoccupati. Un’occasione rara e preziosa, che deve sfruttare a tutti i costi.

Sono queste le premesse di un film che ha la forza di una tragedia greca e la virtù di aver qualcosa da dire, offrendo allo spettatore una storia originale, che cambia tono più volte, sorprendendoci.

Alla base di tutto c’è una dualità: una famiglia ricca e una povera, rispecchiata dalle rispettive abitazioni, uniche location di Parasite. La villa moderna e minimale e il seminterrato sporco e disordinato.

Ne esce un confronto tra classi che è più uno specchio critico della società, tra chi cerca di approfittarsene e chi è accecato dal proprio benestare, in un tripudio di egoismo dove è impossibile colmare le distanze, segnate da un’invisibile puzzo.

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