Alla ricerca di Dory

Alla ricerca di Dory è un film stratificato come il blu del suo mare, fortemente soggetto, a mio avviso, alle correnti della personale sensibilità.

Inquietante e ansiogeno, sono i primi aggettivi che (mi) fluiscono spontanei duranti la visione, nel vedere una figlia vagare disperatamente per tutto l’arco del film chiedendosi senza sosta dove sono mamma e papà. Una figlia, inoltre, che vive dimenticando continuamente ogni cosa. Terribile.

Attorno a lei, fortunatamente, e forse anche per questo, la Pixar crea un mondo buono ed edulcorato dove tutti aiutano Dory e dove ogni amico è simpaticamente “difettato”. Imperfetto e per questo ancor più speciale.

Visivamente c’è poco da eccepire, è invece lo script a sguazzare, anziché nuotare.

Poco avvincente è forse un giudizio personale, ma che il film sia molto memore del precedente capitolo è un dato di fatto, così come la tendenza a esagerare, sforando con insistenza l’ambiente marino, soprattutto grazie al polipo Hank che finisce perfino con il guidare un camion.

E il messaggio qual è? L’importanza degli affetti più cari, la famiglia e gli amici, su cui poter contare. Eppure talvolta l’insegnamento che traspare sotto l’acqua sembra piuttosto essere un incitamento all’avventura, a seguire l’istinto, a farsi da soli. Forse non ideale per la visione dei più piccoli.