Café Society

Café Society è leggero, leggerissimo. Quasi evanescente e dolcemente frivolo, come le chiacchiere tra i divi dello show biz, gli uomini d’affari e le belle donne davanti a un Martini.

Il film di Woody Allen racconta la storia di un ragazzo in cerca di lavoro e, naturalmente, di fortuna, che approda a Hollywood nella dimora dello zio, magnate dello spettacolo.

Una scintillante ed eterea fotografia illumina delle splendide scenografie che, a loro volta, incorniciano un intrigante intreccio amoroso. La storia parla di scelte, ma lo fa come un leggiadro divertissement, senza la forza della malinconia, senza spingere sul canale emotivo.

Allen lo fa per scelta, con tagli di montaggio netti, a interrompere spesso proprio i momenti di maggiore pathos, oppure attraverso la voice over, che ci racconta le svolte di trama, anziché mostrarle.

Proprio la mancanza di spessore rende il finale debole, privo di evocatività, ma chiude un film comunque piacevole, anzi, frizzantino, tutto giù per il gargarozzo come uno dei cocktail della Café Society.