Il libro della giungla

Nel 2016 riapriamo il libro della giungla, grazie a John Favreau e Justin Marks, e ciò che vediamo è una vera e propria gioia per gli occhi, da godere, se possibile, in 3D. Il merito è di una regia immersiva, scenografica e con il gusto del bello, che ci introduce fin dai titoli di testa in una giungla di cgi (completamente computerizzata) ma avvolgente e ragionata, che non va a inficiare o trascurare la storia.

L’abilità sta in questo caso nel discostarsi dal classico Disney, proponendo una diversa avventura che allo stesso tempo richiama i cari vecchi protagonisti, ben caratterizzati in funzione del viaggio di formazione di Mowgli. Maestoso è in particolar modo Shere Khan, che porta con sé, zampata dopo zampata, un’aura di potenza e terribile fascino. La storia è inoltre maggiormente drammatica, priva d’innocenza (se non nello sguardo di Mowgli) ma comunque dotata di genuina ironia.

Per questi motivi, nella recente moda (esasperata) dei remake delle fiabe Disney, questo è senza dubbio tra i più riusciti.