Ladykillers

E se Dio davvero punisse i cattivi e premiasse i buoni, cosa succederebbe? Dietro questa domanda i fratelli Coen con Ladykillers costruiscono una risposta filmica pregna di black humour e di scene scorrette, costringendoci ad amare e tifare per la banda di disastrati rapinatori, piuttosto che per l’irritante religiosa donna.

Una regia metaforica e allegorica mostra meravigliosamente e svela al momento giusto, supportata da una sceneggiatura irresistibile, dove spiccano le caratterizzazioni quasi caricaturali ma incisive dei rapinatori, in particolar modo il loro capo, con i suoi dialoghi, in realtà monologhi, trascinanti e intelligentemente spassosi.

Gli ostacoli, gli imprevisti, sono la miccia del film, splendidamente orchestrati per tenerci in tensione e allo stesso tempo tendere i muscoli della bocca in un sorriso. Tutto il film è pervaso da un’impronta stilistica unica e un umorismo di dettagli, come il rapinatore all’interno della banca che deve coprire il buco nel muro e fa un lavoro talmente preciso e abile che neanche un muratore ne sarebbe stato in grado in così poco tempo.

Il finale è fatalista e assurdo, ma bello e sorprendente proprio per questo.