Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film furbo. La prima opera di Gabriele Mainetti, infatti, coniuga due generi: il superhero movie di grande moda internazionale e il genere mafioso-criminale, in voga in Italia, riuscendo da ciò a trarre comunque un risultato che sa distinguersi nel panorama cinematografico italiano. È riuscito in questo modo a ottenere al tempo stesso grande successo di pubblico e un gran numero di pareri positivi della critica.

Il personaggio migliore, che è anche l’interpretazione migliore, è quella che accoppia Luca Marinelli/Lo zingaro: sopra le righe, eccessivo, strizza l’occhiolino al Joker di Batman e cita Alex di Arancia Meccanica. A far da contraltare è l’anti eroe e troppo tardivamente divenuto eroe Enzo Ceccotti, il quale non fa provare i brividi e l’entusiasmo di un personaggio epico a cui legarsi per tutta la durata del film.

L’elemento più debole del film è la sceneggiatura, che si sfilaccia nel finale e trova una flessione pesante di ritmo nella parte centrale, nel rapporto tra il protagonista e colei che lo ha nominato Jeeg.

Tra le lodi sperticate e lo scetticismo verso un’opera italiana di questo genere, c’è un buon film che comunque non riguarderei una seconda volta.