arrival recensione film - pills of movies
2016,  Alienarsi,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Arrival

Con Arrival di Denis Villneuve il monolite nero di 2001 Odissea nello spazio si fa affusolato e scende sulla terra per comunicare con il genere umano.

Questo e altri undici monoliti alieni ospitano degli eptapodi il cui linguaggio, incomprensibile a noi, richiede il disperato intervento di una linguista, nella speranza di interpretare le loro intenzioni.

Villeneuve con la sua regia e la fotografia di Bradford Young, gioca con le forme, le superfici e le ombre, creando una piccola esperienza visiva che guarda e che racconta l’arrivo degli extraterrestri in maniera nuova e differente rispetto ai canoni del genere.

Quando il film allaccia i suoi fili e si svela via via allo spettatore, l’effetto, anche grazie a un grande sonoro, è da brividi, in un’epifania continua che funziona al meglio.

La sceneggiatura pecca invece proprio nel linguaggio, al centro del film, il quale nel rapporto tra quello alieno e quello umano è piuttosto vago, così come la sua funzionalità in riferimento agli sviluppi narrativi.

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