dark city film recensione
1998,  Fantasticare,  Investigare,  Sorprendersi,  Tendere i nervi

Dark city

Scritto e diretto dall’autore de Il corvo, Alex Proyas, Dark City è un fantascientifico Truman Show, un film dalle tinte scure, nere e blu, che ci immerge in una città dalla notte perenne.

I cittadini sono confusi e spaesati, dimenticano aneddoti importanti delle loro vite, non ricordano la via per abbandonare l’urbanità e raggiungere Shell Beach. Lo spettatore si sveglia insieme a John Murdoch senza memoria e cognizione della sua identità o di quella di chi lo cerca disperatamente.

Vaghiamo spaesati, insieme a lui, in un ritaglio di mondo enigmatico, sorvegliato da uomini pallidi ed emaciati, alla ricerca di ricostruire il puzzle del film. Poco per volta il velo di mistero cade e mentre John acquista sicurezza in sé stesso, cresce il coinvolgimento e la curiosità per la scoperta del finale.

Bella la fotografia e bello il film, purtroppo didascalico in alcuni tratti esplicativi, ma sempre tensivo e non privo di colpi di scena. Dark City appartiene a quella (fantastica) fantascienza sociologica, futurista e introspettiva da un po’ sparita dagli schermi ma di grande fascino, e lo fa con lo stile di un film noir.

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