ex machina film recensione
2015,  Alienarsi,  Fantasticare,  Sorprendersi

Ex machina

L’intelligenza artificiale è un tema molto comune nella fantascienza, che si tratti di letteratura o cinema, non rappresenta quindi una novità. Il film di Alex Garland merita però la nostra attenzione. In Ex machina un giovane programmatore vince un concorso per trascorrere una settimana nel rifugio di montagna di proprietà del CEO della sua società. L’occasione per incontrare un genio e prendere parte a un esperimento dalle potenzialità storiche: fare il test di Turing, che serve a determinare se una macchina sia in grado di esibire un comportamento intelligente, a un androide che vive nella villa.

Ex machina è accattivante sin dal primo sguardo, da quelle forme geometriche, spoglie e fredde della villa, che stonano così nettamente con la natura verde e rigogliosa in cui si trova.

Una volta all’interno la sensazione è di claustrofobia e di perenne ambiguità. I personaggi coinvolti sono quattro in tutto, ma i dubbi e i sospetti si moltiplicano rapidamente passo dopo passo.

Alicia Vikander è perfetta, così come Domhnall Gleeson e Oscar Isaac nei rispettivi ruoli. La sceneggiatura è ottima e l’aria sembra quasi rarefatta via via che i giochi di manipolazione iniziano i loro incastri.

Un film indipendente raffinato e interessante, che tiene in sospeso lo spettatore senza aver fretta di propinargli un colpo di scena, che ha anche il merito di un’ottima promozione. Una curiosità: prima dell’uscita del film sono stati creati dei finti profili Tinder di Ava, l’androide interpretata da Alicia Vikander.

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