Hereditary – Le radici del male
Dopo aver visto Hereditary – Le radici del male non avrete più molta voglia di indagare sul vostro albero genealogico. E anche un semplice schiocco di lingua vi farà venire i brividi.
Il primo lungometraggio del regista Ari Aster è senz’altro una delle sorprese del 2018, sia come riscontro da parte di pubblico e critica, sia a livello commerciale, considerato il budget più che moderato (10 milioni di dollari) e i buoni incassi (80 milioni).
Hereditary è un film horror che unisce elementi autoriali (già evidenti dalle prime inquadrature, la camera fissa sulla casa sull’albero, le miniature che diventano la realtà) a elementi tipici del genere (senza voler far spoiler, vi avvisiamo che ci saranno alcuni jump screen decisamente spaventosi).
Il film è per metà un dramma familiare e per metà un film dell’orrore tra i più paurosi usciti negli ultimi anni. Tutto nasce da un lutto e dalle reazioni dei familiari all’accaduto, ma poi via via qualcosa di sinistro inizia ad accadere e noi, con lo stesso spaesamento dei protagonisti, iniziamo a viverlo. Perché Hereditary è sostanzialmente (senza voler essere riduttivi) un film sullo spiritismo dal punto di vista delle vittime, con sfumature interpretabili, che danno la possibilità allo spettatore di collegare i vari puntini alla fine della visione.
Merito anche alla straordinaria interpretazione di Toni Colette, he si unisce all’ottima performance del resto del cast e in particolare a Milly Shapiro che conferisce al personaggio di Charlie un’espressività misteriosa e inquietante.