Il peccato di Lady Considine film recensione
1949,  Commuoversi,  Innamorarsi

Il peccato di Lady Considine

Il peccato di Lady Considine non è sicuramente uno dei primi titoli in cui vi imbatterete cercando dei film di Alfred Hitchcock e il motivo è presto detto. Dopo l’uscita di Nodo alla gola nel 1948, il pubblico si aspettava un nuovo thriller dal maestro della tensione, che invece l’anno seguente girò un melodramma in costume. Questo film, conosciuto anche con il titolo Sotto il Capricorno (come il romanzo da cui è tratto) fu un insuccesso e determinò anche il fallimento della società di produzione di Hitchcock e Bernstein.

La storia ha inizio con l’arrivo in Australia di un nobiluomo, cugino del governatore. In cerca di fortuna, incontra un ricco imprenditore con un passato da carcerato e si lega alla moglie, la depressa e alcolizzata Henrietta. Tutta la storia è fondata proprio sui legami tra questi tre personaggi, con l’aggiunta della figura della governante.

Il peccato di Lady Considine non è adatto quindi a chi è alla ricerca di un thriller e va valutato alla luce di ciò che è. Una bella storia, coinvolgente, in grado di crescere fino al finale, che al giorno d’oggi presenta senz’altro un ritmo a cui non siamo abituati e uno sviluppo fortemente legato ai dialoghi. Hitchcock stesso in un’autocritica si pentì di alcune sue scelte, tra cui il poco umorismo e la scelta di Ingrid Bergman in fase di casting, il cui ingaggio gli costò troppo.

Nonostante ciò, Il peccato di Lady Considine è un bel film, sui generis nella filmografia del regista, che ancora oggi può essere guardato e apprezzato.

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