L’importanza di chiamarsi Ernest film recensione
2002,  Innamorarsi,  Ridere

L’importanza di chiamarsi Ernest

L’importanza di chiamarsi Ernest, film del 2002 di Oliver Parker, è l’ultima trasposizione della commedia di Oscar Wilde.

Si tratta di una commedia in costume fondata sul gioco degli equivoci: lo scambio di identità e di nomi.

Proprio il nome, Ernest, nel lavoro di Wilde era giocato su un duplice significato perché earnest in inglese significa proprio “onesto” o “serio”. The importance of being Earnest poteva quindi essere interpretato anche come L’importanza di essere onesto.

Lo spirito satirico, che criticava le apparenze della società borghese, non permane in questo film, che ha invece un tono più leggero, farsesco. Nel doppiaggio la fissazione stessa delle donne per il nome Ernest diviene quindi solo un semplice vezzo.

Nonostante ciò, L’importanza di chiamarsi Ernest è gradevole e spiritoso, anche per merito di un cast perfettamente a suo agio nelle parti, a partire dalle due figure principali, Colin Firth e Ruper Everett, arrivando alla splendida Judy Dench.

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