La conversazione film recensione
1974,  Investigare,  Riflettere

La conversazione

Francis Ford Coppola è noto per essere il regista de Il padrino e di Apocalypse now, ma se gli chiedeste qual è il suo film di cui si ritiene maggiormente soddisfatto (qualcuno l’ha fatto davvero), lui vi risponderebbe La conversazione. Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1974, questo film racconta la storia di un intercettatore di nome Henry Caul. Mentre cerca di ricostruire la conversazione registrata tra la moglie di un potente uomo d’affari e il suo amante, Henry inizia a porsi dei dubbi morali: e se quel nastro portasse al loro assassinio?

Il film ci mostra la duplicità di Henry, che di lavoro spia altri e di sé non vuol dire nulla, anzi custodisce con grande riservatezza la sua privacy. Non è nemmeno capace di esprimere le sue emozioni parlando con una donna e quando lo fa, con quella sbagliata naturalmente, subito se ne pente. La vicenda in cui si ritrova coinvolto gli farà capire che lui stesso è spiato e che tutti noi siamo delle pedine, intrappolate in qualche modo nella società, tanto che i migliori propositi finiscono per non contare nulla. La scelta del pianoforte nella colonna sonora accompagna efficacemente questo senso di ineluttabilità.

Da segnalare la sequenza iniziale, con cui il regista ci introduce in un mondo di occhi tecnologici, dove neanche tra una folla siamo invisibili. D’altro canto La conversazione è un film dal ritmo molto lento e dai silenzi, che si discosta molto da ciò che siamo abituati a fruire oggigiorno.

Per concludere, essendo uscito pochi mesi prima che Richard Nixon si dimettesse dalla carica di Presidente, il film è stato spesso accostato allo scandalo Watergate.

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