luna di fiele recensione film polanski
1992,  Scaldarsi,  Tendere i nervi

Luna di fiele

Luna di fiele di Roman Polański indaga le psicologie di un rapporto amoroso e il loro deteriorarsi, il portarsi all’eccesso e all’ossessione, alla dipendenza. Mimì e Oscar si sono amati al massimo e si sono distrutti. La loro ardente passione li ha portati a prendere tutto dell’altro e sperimentare ogni perversione sessuale, fino a esaurirsi.

Fa da contraltare un’altra coppia, molto più ordinaria, pudica e riservata. Mimì seduce l’ingenuo marito (interpretato da Hugh Grant nel suo ruolo) e Oscar gli racconta la loro storia d’amore.

È un’eredità che lasciano con il racconto e con il gesto di lei sul finale. Luna di fiele tiene in sospeso, con la curiosità di dove possano portare i legami morbosi che si instaurano tra i quattro, ma soprattutto tra Oscar, il narratore, e Nigel, lo spettatore. Polański sembra interrogarsi sulla natura delle relazioni sessuali e sentimentali, chiedendosi se sia meglio viverle senza limiti o se invece sia il caso di lasciarsi proteggere dalle convenzioni.

“Le cose ci appaiono secondo il nostro stato d’animo. A lei doveva sembrare amara come il fiele, per me, era dolce come il miele.”

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