Maze Runner – La fuga

Se in Maze Runner – Il labirinto si era riusciti a costruire un’aurea di mistero, un’interesse verso la scoperta, abbinato efficacemente ad una narrazione veloce e dinamica, in Maze Runner – La fuga si avverte la mancanza di questi dati, della prova e del fascino che suscitava il labirinto, mentre la corsa del film e dei personaggi, una vera e propria fuga da tutto e tutti, manca di un obiettivo finale forte, definito.

Seguiamo Thomas e compagni per inerzia, in quanto non v’è empatia con i fuggitivi, manca un coinvolgimento forte, probabilmente derivante da una caratterizzazione debole e rimandata al precedente film e da dialoghi fiacchi e riempitivi, impedendo dunque, anche ai presunti colpi di scena e alla love story, di suscitare l’impatto desiderato.

Si gioca sullo spavento suscitato da una comparsa improvvisa e si cerca la scenografia d’impatto, trascurando una efficacie giustificazione dell’azione e degli intenti dei protagonisti. Addirittura dopo una fuga dagli zombie, gli Spaccati, nel frame successivo alla corsa, i protagonisti dormono tranquillamente.

Poco importano le discrepanze, seppure nette, dal libro. Si può fare un buon film anche cambiando nettamente la sua storia cartacea, mentre si può disquisire invece sulla bontà di tale scelta. Ma come Hunger Games, che, dopo un buon primo film, ce ne ha proposto un secondo identico e un terzo cupo, amorfo, insipido, noioso, anche qui la genesi sembra essere l’andare sul sicuro con il minimo sforzo, cullandosi da un successo già sicuro in partenza.

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