Rapiniamo il duce
Nel 1945, sul finire della seconda guerra mondiale, una banda pianifica un colpo impossibile: rubare un leggendario tesoro di Mussolini. Rapiniamo il duce di Renato De Maria è un film che attira subito l’attenzione, sia dal titolo che dalla breve descrizione offerta da Netflix, che l’ha distribuito.
La cosa più accattivante è però (e solo) il titolo. Sin da una delle prime scene, una sparatoria, vien da chiedersi cosa stiamo guardando. Di che genere è questo film? Cosa vuole essere? La messa in scena sembra proprio una messa in scena e l’effetto è di un qualcosa di estremamente finto, a partire dalla guerra, che sembra essere uno scherzo.
Il problema non sta nel voler ambientare durante questa epoca storia una storia d’avventura con personaggi dotati di ironia (anzi), ma rendere il tutto una storia credibile. Le musiche anacronistiche stridono, la recitazione non è buona e i personaggi sono delle macchiette (un effetto accentuato ancor più da alcune scelte di casting, come Maccio Capatonda). Si salva Matilda De Angelis nel ruolo della femme fatale, ma è l’unica cosa da salvare in un film dalla buona idea e dalla resa davvero, purtroppo, terribile.