Assassinio sull’Orient Express

Sono ormai sempre più rare le storie originali al cinema e capita molto più frequentemente di pescare nel passato e nella sicurezza di una storia di successo. È così anche per Assassinio sull’Orient Express, romanzo di Agatha Christie del 1934, già trasposto al cinema, in particolare nel film di Sidney Lumet del 1974.

Questo è il suo unico vero difetto: la storia è già nota e conosciuta.

Il pregio è invece di rispolverare questo classico soprattutto per le nuove generazioni e di farlo con indubbia qualità.

Per una storia molto teatrale come questa è stato scelto un uomo di teatro, Kenneth Branagh, che inoltre interpreta e re-interpreta un Poirot esteticamente diverso rispetto al magnifico David Suchet o ad Alfred Molina.

Considerata invece la staticità data dall’unità di luogo, il treno, che contraddistingueva anche la versione di Lumet, Branagh cerca di rendere la narrazione più dinamica per il pubblico di oggi. Lo fa facendo uscire i personaggi dal treno più volte, inserendo una valanga, un interludio con un piccolo caso che ci presenta Poirot e, tecnicamente, con i movimenti di macchina e inquadrature ricercate, soprattutto aeree.

Narrativamente viene aggiunto o variato ben poco, ma la fotografia ritrae con sapienza e la storia riesce a esprimere tutta la sua forza.