Baby driver – Il genio della fuga

La musica scorre costantemente nelle sue orecchie e gli occhiali da sole sono sempre a portata di mano. Baby è silenzioso, imperscrutabile e giovanissimo. Ma dopo una rapina è lui l’asso del volante, l’assolo di chitarra vibrante, virtuoso, veloce. Baby driver di Edgar Wright è una delle sorprese tra i film del 2017, consueto nel soggetto ma originale nel modo di svilupparlo.

Il sonoro è orchestrato a orologeria e la musica ricopre letteralmente tutto il film, da una canzona all’altra, in una playlist che non si adegua alla regia, ma che la influenza e determina addirittura le scelte dei personaggi. Baby non può sgommare senza la canzone giusta.

La scena d’inseguimento iniziale è superba e il montaggio, sia video sia audio, eccelle.

Stravaganti e affascinanti malviventi e accenni di dialoghi tarantineschi ruotano intorno a quella che si rivela, sotto la carrozzeria, una storia d’amore.

Peccato che il finale non sia un’altro inseguimento e che quest’ultimo si sfilacci in finali multipli, che allentano la tensione e demitizzino il fascino del nostro eroe con qualche situazione oltre il credibile.