alien 1979 film recensione
1979,  Alienarsi,  Almeno una volta nella vita,  Spaventarsi,  Tendere i nervi

Alien

Nello spazio nessuno può sentirti urlare. È così che si presentava Alien di Ridley Scott nel 1979, prima di rivoluzionare il cinema di fantascienza e quello horror, di fatto ibridandoli e creando il capostipite non solo di una serie interminabile di sequel e prequel, ma di film, filmetti e filmacci che ne hanno ripreso gli stilemi.

Nel 2122 l’equipaggio dell’astronave Nostromo si risveglia dall’ipersonno quando il computer di bordo riceve un segnale di soccorso dal satellite naturale di un pianeta.

Ancora oggi Alien è un film claustrofobico, spaventoso e tensivo. Non sembra invecchiato di un giorno, dagli effetti speciali al design della creatura aliena, grazie anche alle splendide scenografie, dal relitto alieno al Nostromo, dove le lente carrellate di Ridley Scott già caricano l’atmosfera di ansia, facendo presagire il peggio. L’astronave ha un’importanza fondamentale, sia come luogo chiuso, che impedisce la fuga, sia come ambiente in grado di fornire nascondiglio, agguati nel buio.

La sceneggiatura affronta temi sofisticati e sviluppa la storia oltre il mero spavento. C’è l’ottusità di alcuni, anche di fronte al buonsenso, la macchina che come in 2001: Odissea nello spazio agisce contro la volontà dell’uomo, compreso un androide, che anticipa l’altro capolavoro di fantascienza di Scott: Blade Runner.

Ma c’è anche una figura femminile forte, intelligente, caparbia, decisa. Un esempio di eroismo femminile rarissimo fino ad allora, impersonato da una Sigourney Weaver mascolina, ma anche sensuale.

Alien è e rimane uno dei capisaldi del genere sci-fi, non a caso c’è chi ancora sta speculando sopra le sue idee.

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