American Beauty film recensione
1999,  Riflettere,  Sorprendersi

American beauty

American beauty è stato un film super premiato e celebrato, apprezzato dal grande pubblico e classificato da molti critici come il migliore della decade 2000 – 2010. Ma American beauty è un film di nicchia. Il motivo per cui quest’opera sia entrata nell’immaginario collettivo è d’indubbio fascino ed è questione aperta, perché un capolavoro non è, seppure sia senz’altro un film stratificato e intelligente. Proviamo a darci delle risposte, a partire dalla trama.

Il desiderio sessuale di Lester per la compagna di classe della figlia, risveglia in lui degli istinti sopiti e la voglia di riprendere in mano la propria vita.

Al centro della scena ci sono due famiglie disfunzionali, dove il culto dell’apparenza regna sovrana. Perché avere un giardino perfetto e una casa ordinata, significa che tutto va bene, giusto? Mentre fingersi sessualmente disinibiti rende popolari.

Consumismo, omofobia e soprattutto i desideri repressi soggiaciono la trama, mentre alcune inusuali immagini si stampano in mente, su tutte i petali di rose sul corpo nudo dell’adolescente Angela. Infine, American beauty ci lascia una pillola di filosofia, che ci invita a trovare la bellezza nelle piccole cose, anche in un sacchetto di plastica che volteggia sull’asfalto, mosso dal vento.

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