cold blood film recensione
2019,  Il caricatore,  Meglio mai che tardi

Cold blood

Cold blood è un thriller francese diretto da Frédéric Petitjean, che in italiano (per puro sollazzo) potremmo tradurre in Federico Giovannino. Questo mi porta a esclamare tra me e me (e voi): magari ci fosse stato Giovannino con Giacomino e Aldo! Forse mi sarei divertito di più.

Invece c’è un sicario che vive in una casa isolata in mezzo alla neve e al ghiaccio, il quale soccorre una ragazza dopo un’incidente con la motoslitta.

Fine.

Fine perché spero che la vostra visione finisca qui e anche perché proseguire oltre vi farà agognare la fine del film.

Io invece ho proseguito oltre e mi sono fatto l’idea che Giovannino abbia visto parecchi thriller con sicari negli ultimi tempi, senz’altro Leon di Luc Besson, e che le sue memorie siano diventate un agglomerato confuso e confusionario.

Conscio di essere dalla parte di critica e non di chi fa, mi chiedo sempre con ingenuità come possano ottenere finanziamenti certi film, con strumenti di grande spessore e totale incapacità di raccontare una storia semplicemente coerente e ben scritta (non per forza interessante, il che appartiene alla soggettività).

In Cold blood i personaggi fanno cose ma non si sa il perché, deducono altre cose sulla base del nulla, nella totale anarchia dell’immotivato, incoerente e incomprensibile. E allora finisce finalmente il film e noi ci chiediamo: perché ha fatto così? Perché ha detto colà? E quello cosa voleva fare? E quell’altro chi era?

Mah.

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