il colore del crimine film recensione
2006,  Tendere i nervi

Il colore del crimine

Brenda Martin è in pronto soccorso con le mani sanguinanti, in evidente stato di shock. Interrogata dal detective Lorenzo Council, racconta d’essere stata derubata della propria auto e che il figlio è rimasto a bordo. Il fatto, accaduto in un quartiere afroamericano, scatena immediatamente delle tensioni razziali e… ah, ecco perché questo film si intitola Il colore del crimine.

Il titolo in lingua originale è in realtà Freedomland ed è sceneggiato da Richard Price, autore anche del romanzo da cui è tratto, candidato all’Oscar nel 1987 per lo script de Il colore dei soldi e… ah, ecco perché questo film si intitola Il colore del crimine.

A proposito del film, non è un granché. C’è Julianne Moore, che recita con una smorfia costante sul volto, perennemente sopra le righe. C’è Samuel L. Jackson, che interpreta un detective mica tanto in gamba. E c’è anche un fratello poliziotto che a un certo punto scompare dalla trama senza dare spiegazioni.

E a proposito della trama, è un po’ un casino. C’è questa sparizione, un paio di drammoni familiari, un poliziotto bianco che fa il bravo con i neri, uno nero che fa il cattivo con i bianchi e altre cose così che sembra di stare in un minestrone di verdura. Per di più il “colpo di scena” è ampiamente prevedibile, ma forse questa è la cosa meno grave.

Qual è dunque il colore del crimine? Boh.