Il talento di Mr. Ripley film recensione
1999,  Sorprendersi

Il talento di Mr. Ripley

Anthony Minghella, fresco dell’Oscar alla migliore regia per Il paziente inglese, sceglie Il talento di Mr. Ripley, romanzo di Patricia Highsmith, per il suo film successivo.

Il giovane Tom Ripley si finge un compagno di studi del rampollo Dickie Greenleaf e viene ingaggiato dal padre per viaggiare in Italia e convincerlo a tornare a casa.

Il talento di Mr. Ripley non vive di molta suspense, ma ha un buon intreccio e un approfondimento psicologico dei personaggi degno di nota, dove le sfumature divengono pian piano tratti e poi solchi. Si distingue Matt Damon, perfetto nel ruolo del furbo ingenuo.

L’Italia, scenario senz’altro affascinante, ha colori caldi ed è un po’ stereotipata, ma funziona. Ci sono degli incontri casuali di troppo e una durata forse eccessiva, tuttavia il film è sopra la media, in quanto non mai è scontato ma è invece intrigante e arricchito da un finale che sorprende, con una morale nera riassuntiva di tutta l’opera.

Meglio essere un finto qualcuno o una nullità?

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