l'ombra del dubbio film recensione alfred hitchcock
1943,  Tendere i nervi

L’ombra del dubbio

Pedinato da due uomini, Carlo Oakley si nasconde a casa della sorella che non vedeva da tanto tempo, dove riabbraccia tutta la famiglia, accolto da ammirazione ed entusiasmo. L’ombra del dubbio, che dà il titolo al film, è quella della nipote Carla, che poco a poco sospetta e poi intuisce le vere intenzioni dello zio.

Alfred Hitchcock gioca proprio con dualità tra questi due personaggi (che nella versione originale hanno lo stesso nome: Charlie). Carla prova un’attrazione quasi incestuosa verso lo zio, ma il rapporto di sintonia con lui si trasforma in una brutale lezione di vita, togliendole l’ingenuità della giovinezza e aprendole gli occhi sulle crudeltà del mondo e la doppiezza di Carlo.

Il regista ribalta in questo film uno dei suoi temi classici: l’uomo comune, ingiustamente accusato, in una situazione più grande di lui. Qui è invece colpevole in una situazione ordinaria, dove si rifugia. I suoi problemi derivano proprio dalle dinamiche familiari e il rapporto con la sorella, il cognato e i nipoti.

Al giorno d’oggi L’ombra del dubbio soffre di un doppiaggio non all’altezza del film e un ritmo senz’altro compassato per i nostri tempi, ma il soggetto è assolutamente brillante e moderno. Seppure siano meno presenti o meno intensi i meccanismi di suspense, dialoghi e personaggi sono davvero acuti. Si pensi ad esempio alla saccente bambina, l’impiccione amico di famiglia o anche alla devota e ingenua sorella di Carlo.

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