la grande fuga steve mcqueen recensione film
1963,  Almeno una volta nella vita,  Avventurarsi,  Cinefili,  Commuoversi,  Tendere i nervi

La grande fuga

È la Seconda Guerra Mondiale e in un campo di prigionia tedesco vengono radunati e rinchiusi tutti i soldati nemici che hanno tentato di fuggire da precedenti reclusioni. L’idea è di adottare una politica di tolleranza per non incentivare tentativi di fuga. Uno di loro, tuttavia, progetta un’evasione di massa, pianificando nei dettagli la fuga di ben 250 prigionieri, dando così vita a… la grande fuga!

Realistico, sia negli stratagemmi di fuga che nella rappresentazione e nelle azioni dei nazisti, il film non è mai scontato o banale. I trucchetti orditi per ingannare i tedeschi ci ci intrattengono, alternandosi a scene di grande apprensione, momenti drammatici e più di qualche sorriso.

John Sturges firma un film splendido nella sua coralità, che appassiona e tiene vivo l’interesse, incrementando via via la tensione, nonostante la durata di quasi 3 ore. Il cast è eccellente (Steve McQueen, Richard Attenborough, Charles Bronson, James Coburn, David McCallum, James Garner, Donald Pleasence), con caratterizzazioni fini e distintive, che permettono di legarsi ai personaggi principali fino alla travolgente scena finale, dove spicca l’iconica scena della fuga in motocicletta.

Il film, inoltre, è tratto da una storia vera, quella raccontata dal pilota dell’aviazione australiana Paul Brickhill.

Per tutti questi motivi, La grande fuga è un grande classico del cinema.

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