mio cugino vincenzo recensione film
1992,  Legge,  Ridere

Mio cugino Vincenzo

Due ragazzi si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Uno dei due ha rubato una scatoletta di tonno, ma viene accusato d’omicidio. A difenderlo in aula ci pensa suo cugino Vincenzo, incompetente e inesperto, ma anche determinato e loquace. Non è comune trovare un legal movie che associ questo sottogenere alla commedia. Mio cugino Vincenzo lo fa e pure in maniera brillante.

Jonathan Lynn confeziona un film che in larga parte gioca con gli equivoci, i battibecchi e gli atteggiamenti sopra le righe di Vincenzo, lo sguaiato ma carismatico avvocato interpretato da Joe Pesci. Ma anche la fidanzata, una Marisa Tomei addirittura premiata con l’Oscar, è un personaggio chiave, la cui presenza nel film è determinante e divertente.

Ma c’è un caso da risolvere, tutt’altro che banale. La necessità di farlo, sapendo dell’innocenza degli accusati, e le difficoltà di Vincenzo, che tenta di arrangiarsi come può, rendono il film irritante e spiritoso, ma soprattutto coinvolgente, in particolar modo nel finale, quando la situazione si fa spinosa.

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