il mockumentary - il falso documentario
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Il mockumentary – Il falso documentario

Che cos’è un mockumentary?

Per comprendere il significato di mockumentary è sufficiente analizzare il termine, formato dall’unione delle parole “mock” ovvero “prendere in giro” e “documentary”. Si tratta dunque di una presa in giro ai documentari, in altre parole un falso documentario che può avere differenti finalità.

La forma del mockumentary

Il mockumentary riprende per forza di cose gli stilemi del documentario, facendo credere allo spettatore che ciò che sta guardando sia vero. Per farlo è frequente l’uso del found footage, ovvero l’utilizzo di filmati ritrovati e impiegati per la realizzazione di un nuovo montaggio. È consueto inoltre l’utilizzo di interviste o cinegiornali.

Operazioni di questo tipo spesso sono nate dal basso budget a disposizione, che probabilmente ha messo in condizione gli autori di di trovare una forma artistica che permettesse di sopperire a questa problematica.

Il primo mockumentary della storia

Il primo falso documentario non è probabilmente un film. L’idea, infatti, nasce da quel geniaccio di Orson Welles, che nel 1938 raccontò alla radio l’invasione degli alieni (la famosa Guerra dei mondi), ovviamente fasulla, ma che stando al mito spinse molti nel panico.

orson welles radio - mockumentary
©auralcrave

Il primo film a ricalcare queste caratteristiche fu invece The war game, che simulò un attacco nucleare ai danni del Regno Unito. Nel 1965 (paradossalmente) vinse l’Oscar come miglior documentario.

Mockumentary famosi

Si distinguono senz’altro il bellissimo Zelig di Woody Allen, in cui il protagonista soffre di “camaleontismo”, trasformandosi a secondo del luogo o delle persone a cui si trova vicino. Una satira di grande intelligenza e di facile risata.

Più avanti con gli anni, nel 1999, The Blair Witch Project diede inizio probabilmente alla moda del mockumentary horror. Il film propone infatti il filmato ritrovato e girato personalmente da due ragazzi e una ragazza scomparsi. I tre si erano avventurati in una foresta, indagando sul mistero della strega di Blair.

Nel 2007 ottiene un grande successo l’horror Paranormal Activity, dove assistiamo a strani eventi nella villetta di due fidanzati.

il mockumentary - zelig
Woody Allen in Zelig. ©OrionPictures, WarnerBros, MGM

L’obiettivo dei falsi documentari

L’umorismo e la presa in giro, come nel caso di Zelig o di This is Spinal Tap di Rob Reiner, parodia della scena rock.

L’inganno, senz’altro, come espressione massima del cinema.

Lo spavento, come si denota spesso negli ultimi anni, con altri falsi documentari horror, tra i quali citiamo il popolare REC.

L’aumento del realismo e dunque del coinvolgimento dello spettatore alla storia. Questo è un fine comune a tutti i generi, che ritroviamo anche in casi degni di nota come il monster movie Cloverfield e la commedia adolescenziale Project X, tutti ripresi con camera a mano, con l’espediente del found footage.

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