Valerian e la città dei mille pianeti

Da Il quinto elemento in poi Luc Besson ha coltivato nel suo orticello cerebrale un film di fantasy ispirato alla graphic novel che amava leggere da ragazzo, una storia che negli anni si è arricchita di idee, alle quali oggi la tecnologia ha permesso di essere visibili e di conoscere la luce del cinema. Valerian e la città dei mille pianeti è spassoso, scatenato, ritrova e accentua l’ironia de Il quinto elemento, coniuga avventura e umorismo come recentemente è riuscito a fare Guardiani della galassia.

I due agenti speciali abitano un mondo, anzi, più mondi, vividi e ricchi di dettagli, e vivono un’avventura impreziosita da piccole trovate originalissime: dal mercato multidimensionale alle farfalle lenza, fino alle abitudini e personalità dei vari popoli dello spazio.

Valerian continua a essere un fumetto anche nella celluloide e lo notiamo ad esempio dalla love story, che vive semplicemente di battibecchi e amore annunciato con leggerezza. Ma così vuole essere. Si sfilaccia la sceneggiatura solo nel finale (un doppio finale), che conclude con un cliché, ma chiude un film che ha catturato e intrattenuto dall’inizio alla fine, lasciando anche un attuale messaggio umanitario e ambientalista.