angoscia film gaslight recensione
1944,  Tendere i nervi

Angoscia

Angoscia è un film di George Cukor del 1944, remake di un’opera di solo 4 anni precedente, dal titolo omonimo. Proprio il titolo, quello originale, rappresenta appieno il tema del film rispetto a quello italiano. Si tratta di Gaslight, che deriva dall’espressione gaslighting che indica una violenza psicologica in cui la vittima viene indotta a dubitare della propria percezione della realtà.

In questo film si tratta di Paula, una donna fragile con alle spalle un dramma familiare. Il personaggio è sorretto dall’interpretazione di Ingrid Bergman, che fu premiata con l’Oscar, assegnato anche per le scenografie del film.

A distanza di quasi 80 anni Angoscia è un film difficile da digerire nella prima parte, in cui viene dato ampio spazio alla storia d’amore tra Paula e il pianista Gregory, con tratti da melò e due caratterizzazioni che faticano ad accaparrarsi la simpatia dello spettatore. Paula in particolare è succube a lui ed estremamente “lagnosa”.

Aspetto questo che apre alla seconda parte, la migliore, in cui cresce il conflitto, la tensione e l’ambiguità, ovvero ciò che il film promette. Entra inoltre in scena Joseph Cotton, che dà ulteriore spinta allo sviluppo della storia.

Non c’è mai grande tensione, quella alla Hitchcock per  intenderci, che sceglierà la Bergman qualche anno dopo per il suo Notorious, ma il gioco psicologico è accattivante e tiene viva l’attenzione fino al finale.

Da segnalare infine una giovanissima Angela Lansbury nei panni di una cameriera un po’ svampita, che apporta al film una gradita carica ironica.