bright film netflix recensione
2017,  Avventurarsi,  Fantasticare,  Il caricatore

Bright

L’agente Daryl Ward ha come compagno di pattuglia Nick Jakoby, uno dei primi poliziotti orchi, e questo gli crea più di qualche problema. Intanto con se stesso, in quanto non si fida di lui, in secondo luogo con gli altri colleghi, che nutrono pregiudizi razziali. Bright, film Netflix diretto da David Ayer (Suicide squad, Fury) è in definitiva un film… strano.

È il primo aggettivo che ci viene in mente per questa storia originale con tanti spunti interessanti, la maggior parte buttati al vento purtroppo da una pessima sceneggiatura.

Spiritosi i siparietti comici e accattivante senz’altro la mitologia creata, in cui in un futuro alternativo gli uomini devono convivere con orchi, elfi e fate. Ma non è tutto, in giro per il mondo esistono delle bacchette magiche, in grado di esaudire ogni desiderio, ed è proprio una di queste che Daryl e Nick ritrovano, dando inizio a una sfilza di guai.

Il problema sta proprio qui. Da un certo punto in poi la trama si fa confusa all’inverosimile e i protagonisti si trovano catapultati dall’imboscata di una gang a quella di un’altra, da cui se la cavano più per fortuna che per abilità. Davvero una sorta di arrancare che trascina il film anziché dargli il giusto ritmo, fino a un finale che sembra non arrivare mai.

Bright è in poche parole un’occasione sprecata, quella di fare un ottimo film fantasy.

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