Grosso guaio a Chinatown recensione film
1986,  Avventurarsi,  Diventare eroi

Grosso guaio a Chinatown

Quando uscì nel 1986, Grosso guaio a Chinatown fu una disfatta commerciale. Eppure oggi, a distanza di quasi 35 anni, ne stiamo ancora parlando. Il film di John Carpenter ha infatti conquistato gli appassionati di cinema con il tempo, acquisendo lo status di cult movie. Cerchiamo di capire perché.

Per rompere una maledizione, uno spirito deve sacrificare una donna cinese dagli occhi verdi, ma alla fine non gli dispiace neanche la bella americana.

Grosso guaio a Chinatown è un fumetto sfogliato sul grande schermo, che sposa due mondi: quello cinese dei film kung fu e quello americano degli eroi senza macchia. Un’epopea underground che gioca a ribaltare gli stereotipi, sempre all’insegna dell’avventura sfrenata.

Sta qui la chiave del suo successo postumo. Dove dovrebbe procedere in punta di piedi, il film salta a piè pari, atterrando con fracasso. Jack Burton (Kurt Russell) è un camionista rude, sbruffone e impacciato, alle prese con magia, “esplosioni verdi, gente che entra ed esce volando”, arti marziali, belle donne e tanti, ma davvero tanti, guai.

Lui e gli altri protagonisti sono vere e proprie figurine olografiche di una storia strampalata e sopra le righe.

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