i banditi del tempo film recensione
1981,  Avventurarsi,  Fantasticare

I banditi del tempo

I banditi del tempo è un film d’avventura fantasioso e sregolato di Terry Gilliam, agli albori di una prolifica e originalissima attività registica indipendente dal gruppo Monty Phyton.

Una banda di nani fa irruzione nella cameretta dell’undicenne Kevin, sbucando dal suo armadio. Hanno rubato all’Essere Supremo una mappa che gli permette di attraversare dei buchi temporali e sono decisi a rubare le ricchezze di ogni epoca.

I banditi del tempo è considerato il primo film della cosiddetta trilogia dell’immaginazione di Gilliam, perché rappresenta una fuga dalla realtà, dalla folle quotidianità in cui due genitori sono più attenti ai loro elettrodomestici che a loro figlio. Gli occhi con cui viviamo questa avventura sono proprio quelli di un bambino, mentre nel successivo film, il geniale Brazil, lo sguardo diventerà quello di un uomo adulto e la visione più cinica, pessimista e malinconica.

La narrazione del film rispecchia la libertà creativa degli autori, che la puntellano di segmenti comici, anche demenziali, tanto che a volte ci sembra di seguire una specie di variopinto divertissement. Questo almeno fino alla parte finale, in cui i protagonisti approdano al Regno delle leggende, in cui il film diviene più affascinante e scenograficamente più elaborato, togliendo un po’ di spazio all’umorismo in favore della tensione di un po’ di vera avventura.

Per il resto, come dice il tagline del film: “non fecero la storia, la rubarono!”.

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